Opinione — un contributo a firma “L’Osservatore”.
Mi limiterò a osservare, sperando sia chiara — per quanto sottile — la linea che separa l’osservazione dalla critica: sono un estimatore di queste terre. E allora vale la pena spendere qualche parola sulla qualità degli eventi.
Legare gli eventi al territorio
Gli eventi andrebbero legati sempre di più al territorio, alla sua arte, ai prodotti tipici di queste terre, così da creare sinergie di conoscenza, valorizzazione, diffusione culturale. La manifestazione culturale non dovrebbe essere legata solo a un aspetto commerciale, ma soprattutto alla promozione del territorio: è la diffusione culturale delle sue ricchezze peculiari a fare da cassa di risonanza per accoglienza, turismo di qualità e — solo in seconda battuta — sviluppo economico.
Il modello dovrebbe allontanarsi dalla sagra paesana, dal mercato: dovrebbe essere più alto, perché Viterbo rappresenta una qualità alta, preziosa, raffinata, colta. I quadri di Sebastiano del Piombo meriterebbero una mostra a respiro nazionale, così come meriterebbe una mostra l’architettura rinascimentale che Vignola e Bramante hanno realizzato su queste terre, o l’arte moderna di Enrico Castellani. Viterbo, città medievale, non organizza una mostra sull’arte e l’architettura medievale: sarebbe questa la cultura capace di sviluppo territoriale e promozione turistica insieme.
Meno eventi, ma buoni
Meglio puntare su pochi eventi ben organizzati, a vocazione anche extra-territoriale: ogni evento in più toglie forza a quello precedente e a quello successivo. L’idea di una città che è solo un contenitore di eventi — dove non conta la qualità ma la quantità, una dose continua per non dare l’impressione di un centro storico sofferente di spopolamento — lasciamola ad altre città.
Se c’è sempre un evento, qual è l’evento? Se l’evento è continuo, ogni evento successivo rende meno forte e meno interessante quello precedente: un evento è tale se è saltuario, se è atteso. Questa sarebbe cultura vera — utile a tutti, viva negli intenti, capace di rendere la città vivace davvero, non semplicemente occupata.
Le opinioni espresse in questo contributo sono dell’autore e non impegnano la redazione. Leggi tutti gli editoriali dell’Osservatore.





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