Opinione — un contributo a firma “L’Osservatore”.
Osservare un certo tipo di società non tollerare opinioni diverse è sgradevole: rappresenta, in fondo, l’insicurezza di un gruppo che non nasce dal basso, dalla gente comune, ma da una facciata che appare insieme superba e ansiosa, tutt’altro che sicura di sé.
Competenza e propaganda non sono la stessa cosa
Le competenze non sono un valore sceso dal cielo: si acquisiscono con fatica, dedizione, esperienza, con il tempo. Propagandare capacità, pubblicizzare azioni attraverso le parole e l’entusiasmo è certamente uno strumento di azione politica — ma non è la visione, non è la strategia. È solo tattica per raggiungere un obiettivo, non il fine. Puntare solo su questi strumenti rischia di costruire un’attesa che, prima o poi, porta a una disillusione — in chi crede più nel silenzio dei fatti che nel clamore delle parole.
Sarebbe invece necessario far crescere il consenso attraverso occasioni reali di condivisione — di intenti, di progetti, dei bisogni della popolazione. Per amministrare bene una città serve un orecchio sul bisbiglio della gente comune, e un occhio che osserva nel silenzio del mattino. Non servono solo progetti importanti: servono anche quelli semplici, comprensibili ai cittadini, le piccole attenzioni che fanno percepire cura — quella che non si annuncia, ma si vede in un luogo curato, amato.
L’elogio della pluralità
Sensibilizzare l’opinione pubblica non è propagandare; condividere opinioni non è calare dall’alto scelte già prese. È più simile a un gruppo di bambini che ne invita altri a giocare: non impone il proprio gioco come l’unico possibile, ma resta aperto a scoprire, condividendo, che ce n’è magari uno più interessante. Due teste ragionano meglio di una — e una volta scambiate opinioni con altre persone, i propri pensieri non tornano più identici a prima.
Per questo l’autoreferenzialità è un pericolo: trasfigura la realtà, e non considerare le idee degli altri rischia di costruire un progetto su premesse falsate. Come si può stilare un elenco di priorità sensato senza raccogliere l’opinione di tutti? Come si costruisce una strategia coerente senza confronto, o consenso senza aver prima informato e ascoltato l’opinione pubblica? La pluralità di opinione resta un valore incontrovertibile, il miglior stimolo per arrivare a un obiettivo vicino ai bisogni di tutti. Perché, in questo mondo, nessuno vince da solo.
Le opinioni espresse in questo contributo sono dell’autore, pubblicato con pseudonimo su sua richiesta, e non impegnano la redazione. Leggi tutti gli editoriali dell’Osservatore.





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