Il Trasporto di oggi, con la sua torre alta trenta metri, nasce da un gesto molto più semplice: nel 1258, dopo la traslazione del corpo di Santa Rosa da una chiesa all’altra, i viterbesi iniziarono a commemorare l’evento portando in processione un’immagine illuminata della Santa. Da lì, in oltre sette secoli, quel gesto si è trasformato nella Macchina che conosciamo oggi.
Un nome per ogni Macchina
Ogni Macchina resta in servizio alcuni anni prima di essere sostituita da una nuova, con un proprio nome e una propria identità. Tra il 1900 e il 1951 fu Virgilio Papini a costruirla, rinnovandola ogni cinque anni. Nel 1967 arrivò una svolta: “Volo d’Angeli“, firmata dai fratelli Zucchi, fu la prima a superare i trenta metri, restando in servizio fino al 1978. Seguirono “Spirale di Fede” (1979-1985) e “Ali di Luce” (2003-2008, Raffaele Ascenzi).
Nella foto qui sopra, la Macchina “Fiore del Cielo” (2009-2014), firmata dagli architetti Arturo Vittori e Andreas Vogler: la sua forma a spirale, con gli angeli che si arrampicano lungo la struttura, è stata poi esposta anche a Expo Milano 2015 come vetrina del patrimonio di Viterbo. Le hanno succeduto “Gloria” (2015-2023) e l’attuale “Dies Natalis” (dal 2024), entrambe firmate da Raffaele Ascenzi.
Nel 2013 il Trasporto è stato riconosciuto dall’UNESCO Patrimonio Immateriale dell’Umanità — la cerimonia si tenne il 4 dicembre a Baku, in Azerbaijan. Una targa lungo il percorso, in Corso Italia, ricorda ancora oggi quel riconoscimento.
Foto: Sailko, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons.





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