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«La felicità è una competenza»: cosa dice la scienza della meditazione secondo Daniel Lumera

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Quaderno aperto e tazza su un tavolo in luce naturale, atmosfera di quiete

«La felicità non dipende dalla fortuna, dal carattere, dal conto in banca, dalla genetica, dall’infanzia che abbiamo avuto o dalle circostanze che ci sono capitate. La felicità è una competenza»: comincia così l’articolo di Daniel Lumera — biologo, docente di meditazione e autore — pubblicato il 22 luglio nella rubrica «7 Respiri» del Corriere della Sera, che ricostruisce vent’anni di ricerche scientifiche su meditazione e benessere emotivo.

La richiesta del Dalai Lama a uno scettico

Tutto parte da un episodio del 2001: il Dalai Lama chiese a Richard Davidson, neuroscienziato dell’Università del Wisconsin che studiava da anni le basi neurologiche delle emozioni, di analizzare il cervello dei monaci buddhisti che avevano dedicato decenni alla meditazione. Davidson accettò con scetticismo, aspettandosi differenze minime. Trovò invece nei meditatori più esperti livelli di attività nella corteccia prefrontale sinistra — l’area legata a stati emotivi positivi, resilienza psicologica e ottimismo — più alti di qualsiasi altro gruppo umano mai studiato prima.

Non serve un monastero: bastano otto settimane

La domanda successiva era se servissero decenni di pratica per ottenere quei risultati. Davidson passò quindi a studiare persone comuni — insegnanti, impiegati, medici, studenti — con un protocollo semplice: circa trenta minuti al giorno per otto settimane. Anche in questo caso i cambiamenti nell’attività cerebrale erano misurabili: più attivazione della corteccia prefrontale sinistra e minore attività dell’amigdala, la struttura coinvolta nella risposta di allarme e paura. Il cervello, in altre parole, diventava meno reattivo alle minacce e più capace di ritrovare l’equilibrio dopo le difficoltà.

Da queste ricerche Davidson ha individuato sei dimensioni della resilienza emotiva: la velocità con cui ci riprendiamo dalle difficoltà, la capacità di mantenere una prospettiva positiva nel tempo, l’intuizione sociale verso gli stati emotivi altrui, l’autoconsapevolezza dei propri stati interiori, la sensibilità al contesto e la capacità di attenzione.

La scoperta sulla compassione

Il dato più sorprendente è arrivato dalle meditazioni basate sulla compassione, durante le quali gli strumenti hanno registrato livelli di sincronizzazione delle onde gamma mai osservati prima nel cervello umano — frequenze legate a chiarezza mentale, creatività e stati di lucidità profonda. Lumera precisa che la compassione non va confusa con pietà o sentimentalismo: è la capacità di entrare in contatto con la sofferenza, propria o altrui, mantenendo il desiderio autentico di alleviarla — «come se il cervello umano funzionasse al meglio quando smette di essere ossessionato da sé stesso e si apre alla connessione con gli altri».

Una frase di Davidson, citata nell’articolo, sintetizza il punto centrale: «Il cervello è un organo costruito dall’esperienza e possiamo deliberatamente scegliere le esperienze che lo plasmano».

Le ricerche in corso

Lumera racconta anche uno studio in corso insieme al professor Ennio Tasciotti, responsabile del Human Longevity Program dell’IRCCS San Raffaele, su tre protocolli meditativi elaborati a partire da una tradizione indovedica del sud dell’India — la stessa che Lumera pratica personalmente da oltre trent’anni. Gli effetti su stress, ansia e cortisolo, spiega, sarebbero rilevabili in modo sostanziale già dalla prima pratica, indipendentemente dall’esperienza di chi la esegue.

La conclusione dell’articolo è che non serve ritirarsi in un monastero himalayano né accumulare decine di migliaia di ore di pratica: la meditazione resta, per Lumera, «tra le migliori abitudini che possiamo introdurre per il benessere, la salute e la qualità della vita». La felicità, scrive, «non è qualcosa che ci capita. È qualcosa che coltiviamo».

Fonte: Daniel Lumera, «La felicità è una competenza, il cervello si può allenare», rubrica «7 Respiri», Corriere della Sera, 22 luglio 2026. L’articolo integrale è leggibile sul sito del Corriere della Sera.

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