Sabato 18 Luglio 2026Le notizie di Viterbo e provincia

La chiesa di Santa Croce a Faul, il tesoro dimenticato di Viterbo che prova a rinascere

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Chi scende a Valle Faul, sotto il centro storico di Viterbo, forse non ci fa nemmeno caso: tra la vegetazione e i muri anneriti dal tempo si nasconde un rudere che custodisce otto secoli di storia cittadina. È la ex chiesa di Santa Croce, un tempo chiesa e ospedale di Santo Spirito, uno dei luoghi più antichi e dimenticati della città — che proprio in questi ultimi tempi prova a tornare alla luce.

Dove nacque la cura dei malati a Viterbo

Le origini affondano nel Medioevo. Già prima del 1200 qui sorgeva un ospedale legato alla chiesa di Santo Spirito: un luogo che accoglieva i malati e, soprattutto, gli esposti, i bambini abbandonati. Fu una delle prime forme organizzate di assistenza della città, tanto che nel Cinquecento proprio qui trovò sede lo Spedale Maggiore del Comune. Prima ancora che un edificio di culto, insomma, Santa Croce fu un luogo di accoglienza e di cura.

Dal Santo Spirito alla Santa Croce

Il nome con cui la conosciamo oggi arrivò intorno al 1400, quando vi si stabilirono i Padri del Crocifisso (i Cruciferi): lo storico Giuseppe Signorelli ne documenta la presenza tra il 1436 e il 1473. Da allora la chiesa di Santo Spirito divenne, per tutti, la chiesa di Santa Croce a Faul.

Un campanile unico in città

Nonostante l’abbandono, l’edificio conserva un dettaglio che non ha eguali a Viterbo: un campanile a pianta triangolare, l’unico in città. E non era l’unico tesoro: un portale ornato con motivi a candelabra datato 1530, un antico architrave con il Salvatore e gli apostoli, un soffitto decorato, e un tempo persino un tabernacolo d’argento dedicato allo Spirito Santo e una tavola del 1473 del pittore Francesco d’Antonio detto “il Balletta”, oggi perduta. Alcuni di questi elementi sono oggi conservati al Museo Civico.

Dal fiammiferificio al lento abbandono

Come tanti edifici storici, anche Santa Croce ha avuto vite diverse. All’inizio del Novecento ospitò addirittura una fabbrica di fiammiferi — la “premiata fabbrica” della ditta Ascenzi — e in seguito un centro di raccolta della carta. Poi il lungo silenzio: decenni di abbandono che hanno fatto crollare, un pezzo alla volta, la facciata, parti delle murature e infine il tetto.

Il risveglio

Da qualche tempo, però, qualcosa si muove. Attorno alla chiesa sono ripartiti i lavori di scavo e pulizia: mezzi hanno liberato la struttura da rovi e vegetazione, riportando alla vista l’edificio in vista di un progetto di recupero e riqualificazione, sostenuto anche da studi storici condotti negli anni. L’intervento si inserisce nel più ampio recupero di Valle Faul, la valle verde che negli ultimi anni è tornata a essere un parco vissuto dai viterbesi.

Recuperare Santa Croce non significherebbe solo salvare un edificio: vorrebbe dire restituire alla città un pezzo della sua memoria più antica — l’ospedale dove nacque la cura dei più fragili, l’unico campanile triangolare di Viterbo, un tesoro rimasto per troppo tempo ai margini dello sguardo. Un’occasione, se la si sa cogliere, per far tornare Valle Faul non solo verde, ma anche ricca della sua storia.

Foto: Chiesa di Santa Croce a Faul negli anni Settanta, di Mauro Galeotti. Fonti storiche: studi di Giuseppe Signorelli e Mauro Galeotti sulla chiesa di Santa Croce/Santo Spirito a Faul.

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