Sabato 18 Luglio 2026Le notizie di Viterbo e provincia
Allerta arancioneCaldo nel Lazio, fino alle 18:59Protezione civile ›

Valle Faul, il parcheggio che non doveva esserci: la lunga storia di un centro storico senza risalite

, , ,

5 min di lettura

La funicolare di Orvieto

Il rapporto tra auto e centro storico è una delle grandi questioni urbane di Viterbo, e da decenni si intreccia con la storia di un unico luogo: Valle Faul. Prima di parlare di parcheggi, però, vale la pena ricordare cos’è stata davvero questa valle — perché non è nata per le auto, e la sua storia recente racconta più di un progetto abbandonato.

Valle Faul non è nata come parcheggio

La valle, acquistata dal Comune nella seconda metà del Duecento dalla famiglia dei Tignosi, è rimasta per secoli un’area verde e disabitata dentro le mura: campo di fiere, giostre e corse. Nel Carnevale medievale vi si correvano gare di cavalli e asini, tiro con l’arco, il gioco dell’anello; nel 1740 i mercanti di Viterbo vi organizzarono una Giostra del Saracino. È stata anche teatro della battaglia tra l’imperatore Federico II e l’esercito viterbese, luogo di esecuzioni capitali, campo di manovra per le truppe, discarica di macerie dopo la Seconda guerra mondiale e, dal 1843 al 1985, sede del mattatoio comunale. Un luogo pubblico e collettivo, insomma, per settecento anni prima di diventare un’area di sosta.

Il progetto Alosa: il parcheggio (e il teatro) che non si fece mai

Il primo grande progetto per trasformare Valle Faul in infrastruttura per le auto risale al 1987: il Consiglio comunale approvò il 9 dicembre di quell’anno il piano della società romana Alosa (Astaldi-Lodigiani), presentato dall’allora sindaco Pio Marcoccia al Teatro dell’Unione il 20 aprile 1988. Prevedeva un parcheggio in gran parte interrato per 1.400 automobili e 10 autobus, con collegamenti automatizzati e rapidi verso il centro storico, e — nella parte centrale della valle — un teatro all’aperto da 1.500 posti con il Palazzo dei Papi come scenografia. Un progetto ambizioso, mai realizzato: le inchieste di Tangentopoli travolsero l’iniziativa, che finì insabbiata nei corridoi di Palazzo dei Priori, e da allora non se ne fece più nulla.

Come si è arrivati al parcheggio di oggi

Solo con l’amministrazione guidata da Giulio Marini (2008-2013), attraverso il programma europeo PLUS, Valle Faul ha preso la forma attuale: un parcheggio a raso affiancato da un parco urbano con fontane e sentieri, definito da alcuni osservatori “uno dei pochi esempi di architettura verde” della città, ma anche criticato perché estraneo ai canoni storici dell’area. Lo stesso programma ha finanziato, nel 2015, i due ascensori verso Piazza San Lorenzo e la Trinità, con la fermata intermedia di via Sant’Antonio aggiunta successivamente.

Il parcheggio interrato del Sacrario: proposto, bocciato, riproposto, ribocciato

La storia più recente riguarda un secondo terreno di scontro, vicino al Sacrario e a piazza Martiri d’Ungheria. La giunta Arena aveva previsto qui un parcheggio interrato con un costo aggiuntivo stimato in 2 milioni di euro rispetto alle previsioni iniziali: la chiusura triennale dell’area di sosta esistente durante i lavori avrebbe comportato, secondo le stime del capogruppo Pd Alvaro Ricci, perdite fino a 500 mila euro l’anno per gli esercizi della zona Francigena, oltre a una riduzione di una cinquantina di posti auto rispetto alla soluzione a raso.

La giunta Frontini, arrivata al governo della città anche con la promessa elettorale — nel programma “Viterbo2020” — di un parcheggio interrato proprio a Valle Faul, ha poi fatto marcia indietro: nell’ottobre 2023 ha annunciato la rinuncia definitiva al progetto al Sacrario, motivandola con ragioni tecniche (il terreno dell’area, di riporto e non naturale, sarebbe stato inadatto a sostenere una struttura su due livelli) ed economiche (il costo aggiuntivo stimato e l’impossibilità di completare l’opera nei tempi stretti richiesti dal PNRR). I fondi sono stati dirottati verso la sistemazione di aree di sosta a raso in altre zone della città. Da allora il tema è tornato più volte in Consiglio comunale, tra accuse incrociate di maggioranza e opposizione su chi avesse davvero in mano un progetto finanziabile.

Nel novembre 2024 è emersa anche una proposta — dell’avvocato Giovanni Bartoletti — per una “Viterbo capitale del turismo termale europeo”, in cui il parcheggio sotterraneo del Sacrario tornerebbe utile non come semplice posteggio ma come infrastruttura di base per trasformare Valle Faul in un parco termale urbano. Resta, per ora, un’idea allo stadio preliminare.

Il confronto con Orvieto e Spoleto

È in questo contesto che va letto il paragone con altre due città umbre che hanno lo stesso problema — un centro storico in collina, difficile da raggiungere in auto — e lo hanno risolto con sistemi di risalita stabili, costruiti e mantenuti nel tempo.

A Orvieto la rupe si raggiunge senza auto grazie a due direttrici: la funicolare, che sale dal parcheggio della stazione fino a Piazza Cahen, e un percorso meccanizzato — ascensori, scale mobili e tapis roulant — che dal parcheggio del Foro Boario porta verso Piazza Ranieri.

Spoleto ha collegato al centro storico tre grandi parcheggi — tra cui il Posterna, interrato, con oltre 450 posti — attraverso scale mobili e tapis roulant gratuiti, in parte sotterranei, che arrivano fino alla Rocca Albornoziana.

Il punto per Viterbo

Viterbo non parte da zero: a Valle Faul ci sono un parcheggio gratuito e due ascensori funzionanti dal 2015. Ma la differenza con Orvieto e Spoleto non sta solo nei numeri — è che lì i sistemi di risalita sono il punto d’arrivo di scelte fatte e portate a termine, mentre a Viterbo il tema del collegamento auto-centro storico ha prodotto, in quasi quarant’anni, un grande progetto affossato da Tangentopoli, un parcheggio a raso, e almeno due promesse di parcheggio interrato bocciate da due amministrazioni diverse. La domanda, di fronte a questa storia, non è più solo “quanti posti auto servono”, ma se la città riuscirà mai a portare a termine un progetto su questo fronte, o se anche il prossimo finirà nello stesso cassetto degli altri.

Foto: Pattie, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons. Fonti: ricostruzioni storiche da La Città, TusciaUp e Annazelli.com su Valle Faul e il progetto Alosa; Tusciaweb e ViterboToday su Sacrario e parcheggio interrato.

Segnala un errore in questo articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *