Via della Pila, con oltre 1.170 firme raccolte contro la ciclabile, è il punto più discusso — ma è solo un pezzo di un disegno molto più grande. Viterbo sta costruendo, per fasi e con almeno due linee di finanziamento europeo distinte, una rete ciclabile che punta a raggiungere i 30 chilometri complessivi, pensata per collegare l’Università della Tuscia (nelle sue due sedi, Riello e Santa Maria in Gradi, quest’ultima nel cuore del centro storico) e le stazioni ferroviarie della città, con un servizio di bike sharing da 9 stazioni la cui gestione è stata affidata a Francigena nel giugno 2025, ma che non è mai entrato in funzione. Capire i punti caldi significa guardare l’insieme, non solo il tratto più fotografato.
lotto PINQuA, 4,3 km con progetto esecutivo rete ciclabile del PUMS, il piano adottato dal Comune tratti segnalati dalla nostra redazione, fuori dall’elenco del piano
Due progetti PNRR, non uno solo
Dai dati ufficiali del portale OpenPNRR, che monitora i finanziamenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza, risultano almeno due linee di finanziamento distinte per la rete ciclabile viterbese:
- CUP D81B21000940001 (scheda progetto su OpenPNRR) — il tratto Riello-Pilastro-Palazzina-Carmine (circa 4,7 km), per un finanziamento di circa 1,38 milioni di euro. È il tratto che parte dal campus universitario di Riello, scende lungo via A. Volta e viale Bruno Buozzi attraverso il quartiere Pilastro fino a Porta Faul. Risulta completato, collaudo ancora in corso. La stampa locale ha riportato in alcuni casi un costo complessivo superiore (attorno ai 2,1 milioni), includendo probabilmente le varianti e i tratti “zona 30” aggiunti successivamente con fondi comunali.
- CUP D81B22001360006 (scheda progetto su OpenPNRR) — 9 km di piste ciclabili di collegamento tra i poli universitari e i nodi ferroviari, per un finanziamento di 2,19 milioni di euro (100% PNRR), ancora in corso a fine febbraio 2026. È questo il progetto che riguarda via della Pila, il quartiere Murialdo, via Sabotino e l’area di Porta Romana, proprio accanto alla sede storica dell’università a Santa Maria in Gradi, nel centro città.
Le planimetrie tecniche del tratto Riello-Pilastro-Faul, con il tracciato dettagliato via per via, sono pubbliche: si possono consultare sul sito dello studio di progettazione E&G Engineering & Graphics (planimetria e corografia del tracciato) e sulla scheda del progetto su OpenPNRR.
Porta Romana e Santa Maria in Gradi: la ciclabile “nel centro”, davanti all’università

È qui, nel cuore della città, che si concentra una delle polemiche più sentite: proprio davanti alla sede storica dell’Università della Tuscia, a Santa Maria in Gradi. Il 10 marzo 2026 la segnaletica di viale Armando Diaz — l’ingresso al centro storico da Porta Romana — è stata ridisegnata per far posto al percorso ciclopedonale lungo il marciapiede adiacente alla ferrovia. Le tre corsie che smistavano il traffico verso via Santa Maria in Gradi, piazza Crispi e il centro storico sono diventate due, con quella centrale eliminata. Il cambio è scattato senza una comunicazione preventiva efficace: la vecchia segnaletica era ancora in parte visibile, gli automobilisti hanno continuato per giorni a disporsi come se le corsie fossero tre, con code fino alla Cassia sud nelle ore di punta. Alcuni tratti della ciclabile intorno all’università, secondo le segnalazioni raccolte dalla stampa locale, mostrano già segni di degrado a pochi mesi dalla realizzazione.

Viale Buozzi: cordoli e carreggiata ristretta
Sul tratto Riello-Pilastro-Faul, i lavori su viale Bruno Buozzi — che hanno unito rifacimento del manto stradale e nuova ciclabile — hanno acceso polemiche per il restringimento della carreggiata: cordoli giudicati invasivi, deviazioni improvvise, interferenze con parcheggi e accessi laterali. Il nodo più critico resta l’incrocio con la tangenziale ovest, dove semafori, attraversamenti pedonali e pista ciclabile si sovrappongono in un punto già ad alto traffico.
Pilastro: la ciclabile sulla carreggiata, 30 all’ora
Sempre lungo il tratto Riello-Pilastro-Faul, nel quartiere Pilastro il Comune ha scelto, per non eliminare troppi posti auto, una soluzione diversa: la pista ciclabile è sovrapposta alla carreggiata, con il limite di velocità abbassato a 30 km/h — un modello simile a quello adottato da Bologna.
Via della Pila: il caso più discusso
Nel quartiere Murialdo, parte del progetto “9 km università-stazioni”, via della Pila ha raccolto più firme e più attenzione mediatica di qualunque altro tratto: oltre 1.170 sottoscrizioni contro un’opera che i promotori della petizione definiscono “inutile, costosa e pericolosa” — pochi ciclisti effettivi, pedoni costretti a invadere la corsia, danni economici ai negozi per la perdita di parcheggi e per il senso unico introdotto su via Nino Bixio. Il gruppo consiliare del Pd ha chiesto verifiche puntuali sul tratto via della Pila-Sabotino.
Il contro-esempio: la ciclabile del Riello
Non tutta la rete divide allo stesso modo. Il tratto iniziale verso il campus di Riello, con il collegamento verso il Bullicame e l’Orto Botanico (1.560 metri, finanziati con circa 1,1 milioni di fondi PNRR-Pinqua), è spesso citato come l’esempio di come una ciclabile possa funzionare quando ha una funzione chiara e uno spazio dedicato.

Una critica tecnica, non solo politica
A luglio è arrivata anche una voce che esce dal perimetro della polemica politica: Sandro Zucchi, presidente dell’Automobile Club di Viterbo, ha scritto un intervento pubblico in cui contesta il metodo con cui le piste sono state realizzate — tracciati discontinui, curve a 90 gradi, cordoli che riducono gli spazi di manovra, in contrasto con i criteri tecnici nazionali di “attrattività, continuità e riconoscibilità” che dovrebbero guidare una rete ciclabile. Zucchi cita anche il dato più serio dello sfondo: 21 vittime della strada nella provincia di Viterbo nel 2024, in aumento rispetto all’anno precedente. Le sue proposte: un audit tecnico indipendente sui tratti già realizzati, la rimozione o il riposizionamento dei cordoli più pericolosi, priorità alla manutenzione stradale ordinaria e un piano straordinario per gli attraversamenti pedonali.
Il punto
Messi in fila, i casi di Porta Romana/Santa Maria in Gradi, viale Buozzi, Pilastro e via della Pila raccontano lo stesso schema, su due progetti PNRR diversi: interventi realizzati per fasi — spesso con fondi europei da rendicontare entro scadenze strette — senza che il disegno complessivo dei 30 chilometri sia stato comunicato con chiarezza a chi vive quelle strade ogni giorno. Perfino i costi complessivi, a seconda della fonte, cambiano da un articolo all’altro: un sintomo, più che un dettaglio, della scarsa chiarezza comunicativa lamentata anche da Zucchi. Il tratto verso Riello mostra che si può fare diversamente. La domanda che la città si sta ponendo, con toni diversi in ogni quartiere, è la stessa: la rete ciclabile di Viterbo ha bisogno non di essere fermata, ma di essere rivista con criteri tecnici condivisi, prima di continuare a espandersi.
Foto di apertura: il marciapiede stretto accanto alla ciclabile di via della Pila. Fonti: OpenPNRR (dati ufficiali di finanziamento e CUP dei progetti), E&G Engineering & Graphics (planimetrie tecniche), segnalazioni raccolte sul territorio su tracciati, costi, petizioni e criticità della rete ciclabile viterbese.
Aggiornamento del 6 settembre 2026: cosa dice il piano, adesso che si può leggere
Quando abbiamo pubblicato questo articolo, del PUMS era disponibile poco più della delibera di adozione. Abbiamo ora scaricato dal sito del Comune la Relazione generale del piano, 161 pagine, e la scheda dedicata alla rete ciclabile aggiunge nomi, cantieri e un giudizio che vale la pena riportare per intero.
I tratti già realizzati, secondo il piano, sono quelli lungo strada Bagni, la Tangenziale ovest, viale Bruno Buozzi e via Alessandro Volta.
Quelli programmati con fondi PNRR e PINQuA riguardano via San Camillo de Lellis, strada Castiglione, viale Trento e via Genova.
E poi ci sono i cantieri in esecuzione, che il piano elenca uno per uno: il completamento del percorso nella zona del Carmine, che interessa via San Paolo, via di Vico Squarano, via del Buon Pastore, via Armando Diaz, via delle Pietrare e via Romiti. Di quelle che avevamo indicato come «tratti fuori dall’elenco del piano», sulla scorta delle segnalazioni di chi ci abita, nell’elenco del piano ne compare una: via Maresciallo Romiti, che il documento chiama via Romiti. Le altre no — via della Pila, via Castel di Fano, via Fernando Agostini Solieri e via Filiberto Boccacci non figurano fra i cantieri in esecuzione. E va chiarito un nome che si somiglia soltanto: via di Vico Squarano, citata dal piano, non è via Vico Quinzano, quella che ci era stata segnalata. Sono due strade distinte del Carmine, a cinquecento metri l’una dall’altra.
La rete ciclabile secondo il PUMS, tratto per tratto
Già realizzati
4
- Strada Bagni
- Tangenziale ovest
- Viale Bruno Buozzi
- Via Alessandro Volta
In esecuzione
6
- Via San Paolo
- Via di Vico Squarano
- Via del Buon Pastore
- Via Armando Diaz
- Via delle Pietrare
- Via Romiti
Programmati
4
- Via San Camillo de Lellis
- Strada Castiglione
- Viale Trento
- Via Genova
I tratti in esecuzione compongono il completamento del percorso nella zona del Carmine; quelli programmati sono finanziati con fondi PNRR e PINQuA. Fonte: PUMS del Comune di Viterbo, Relazione generale, azione MA1. Il piano stesso definisce la rete attuale «frammentata e non continua».
La critica che il piano fa a se stesso
Il passaggio più netto è quello in cui il PUMS giudica la rete esistente. Testualmente: «si riscontra come principale criticità la mancanza di una pianificazione unitaria della rete, che risulta quindi frammentata e non continua».
Non è una critica di parte: è il piano che descrive il risultato di quello che è stato costruito finora. E infatti l’azione con cui intende rimediare si chiama MA1 — Rete ciclabile continua, e ha per obiettivo dichiarato «la ricucitura della rete ciclabile attuale e programmata, affinché siano presenti percorsi continui, sicuri, capillari». Ricucire, cioè: mettere insieme pezzi che oggi non si toccano.
Come la pensa la città, secondo il piano
Anche sulla percezione il documento è esplicito. Nelle fasi di partecipazione, scrive, «si è riscontrato da parte di stakeholder e cittadinanza un atteggiamento ambivalente e polarizzato, tra chi sostiene la necessità di investimenti e infrastrutture per la mobilità ciclistica e chi la ritiene un aspetto non prioritario». Fra le opinioni raccolte e riportate nel piano ce n’è una che dice, senza giri di parole, che «le piste ciclabili sono considerate inutili».
Il piano ne prende atto e aggiunge la propria valutazione: «al momento la mobilità ciclistica è una modalità di spostamento minoritaria, ma con possibilità di crescita». È lo stesso conflitto che avevamo raccontato a proposito delle 1.170 firme di via della Pila, e che il documento fotografa senza scioglierlo.
Un ultimo elemento, che sposta il discorso dalle piste al turismo: il piano indica l’itinerario EuroVelo 5, cioè la Via Francigena, come «importante volano per la ciclabilità», e collega la rete al polo termale in una strategia che punta a posizionare Viterbo come destinazione «slow».
Fonte di questo aggiornamento: PUMS del Comune di Viterbo, Relazione generale, adottato con deliberazione di giunta n. 55 del 25 febbraio 2026, scaricato dal sito del Comune il 6 settembre 2026.





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