Mercoledì 4 novembre 2026Anno I · Edizione online

Il Museo Civico di Viterbo riapre oggi: che cos’era quel convento e quali reperti custodisce

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Il chiostro gotico di Santa Maria della Verità con i sarcofagi etruschi del Museo Civico di Viterbo

Da oggi, domenica 1° novembre, il Museo Civico «Luigi Rossi Danielli» di piazza Crispi è di nuovo aperto al pubblico. La riapertura è stata annunciata ieri nel chiostro del museo, in una conferenza stampa con la sindaca Chiara Frontini e l’assessore Alfonso Antoniozzi.

Il museo è aperto tutti i giorni dalle 9 alle 19, tranne il martedì, e l’ingresso è gratuito per i residenti nel Comune di Viterbo. Per gli altri visitatori, la pagina del Comune riporta un biglietto da 6 euro, ridotto a 4. Per informazioni: 0761 348616, museocivico2@comune.viterbo.it.

Un direttore e i prossimi passi

Con la riapertura arriva anche un direttore: la direzione scientifica e gestionale è stata affidata ad Antonio Rocca, che dirige l’Accademia di Belle Arti «Lorenzo da Viterbo». In conferenza è stato ricordato che il museo non ne aveva uno da circa dieci anni, e che ora può tornare nel sistema museale regionale e nei suoi finanziamenti.

I lavori sono iniziati nel 2024 e a settembre la Giunta ha riorganizzato il personale, come avevamo raccontato. Non è ancora tutto: il Comune ha spiegato che alla riapertura «seguiranno la riapertura della pinacoteca e una progressiva valorizzazione delle sale Luigi Petroselli», la sezione distaccata al piano terra di Palazzo dei Priori.

Che cos’era questo luogo

Il museo non è nato in un edificio costruito per ospitarlo: occupa il convento annesso alla chiesa di Santa Maria della Verità, a pochi passi dalle mura. Il convento fu fondato nel XII secolo dai Premostratensi e ristrutturato nel Trecento dai Padri Serviti, da cui prese il nome di Convento dei Serviti. Il suo cuore è il chiostro gotico.

Il chiostro gotico di Santa Maria della Verità visto dal giardino
Il chiostro gotico visto dal giardino. Foto: Sailko, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons

Il Museo Civico fu inaugurato nel 1912 e le opere trovarono posto in un primo tempo proprio dentro la chiesa. Quando, nel 1955, la chiesa tornò al culto, le collezioni passarono negli spazi del convento, dove sono ancora oggi. Il 13 dicembre 1994 il museo fu presentato di nuovo al pubblico, rinnovato. Porta il nome di Luigi Rossi Danielli, l’archeologo viterbese morto nel 1909 che lasciò per testamento la sua collezione, entrata nel museo nel 1912.

Gli allestimenti del 1955 e del 1994 portano la firma dell’architetto viterbese Franco Minissi (1919-1996). Tra il 1954 e il 1955 lavorò nel convento, gravemente danneggiato dalla guerra e poi restaurato: sistemò i corredi funerari e i reperti romani nel refettorio, in grandi teche di cristallo illuminate dall’interno, le opere del Rinascimento viterbese nella sala superiore e i sarcofagi etruschi nel chiostro. Tra il 1990 e il 1994 tornò a rinnovare l’illuminazione dei quadri della pinacoteca e l’allestimento del chiostro. Ai suoi allestimenti è dedicato il volume Franco Minissi: il museografo, l’architetto e gli allestimenti del Museo Civico di Viterbo (Edifir, 2022), a cura di Stefano Marson e Paola Pogliani, nato dalla giornata di studi promossa nel 2019 dall’Università della Tuscia.

La chiesa accanto, che conserva gli affreschi di Lorenzo da Viterbo nella cappella Mazzatosta, ha una storia a parte: appartiene al Fondo Edifici di Culto, e proprio in queste settimane è partito il percorso per restaurarne il tetto.

Quali reperti ci sono dentro

Il percorso qui sotto è quello descritto dalle schede del Comune e del Ministero della Cultura e dalle guide al museo, scritte prima dei lavori, come le foto: l’allestimento di oggi può essere cambiato in qualche punto.

Il chiostro. Qui ci sono i sarcofagi etruschi con il defunto sdraiato sul coperchio, datati dal IV al II secolo a.C. e provenienti da Musarna, Cipollaretta, Norchia e Castel d’Asso: alcuni conservano iscrizioni etrusche e tracce di colore. Accanto ci sono cippi funerari e frammenti di lastre. Al centro si trova il pozzo che viene dal complesso di Sant’Agostino, oggi distrutto.

Sarcofago etrusco con il defunto sdraiato sul coperchio, da Musarna
Il sarcofago di un membro della famiglia degli Alsine, da Musarna, III-II secolo a.C.. Foto: Sailko, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons

La collezione Rossi Danielli. Sono oggetti dall’età del ferro all’età romana, in buona parte trovati negli scavi di Musarna, Ferento e San Giuliano: vasi d’impasto villanoviani, buccheri etruschi, ceramica attica a figure nere e rosse, oggetti in oro e in bronzo, lucerne e strumenti della vita di casa.

Musarna e Ferento. Da Musarna viene, tra l’altro, uno specchio di bronzo con il manico d’osso. Le ultime sale della sezione archeologica sono dedicate a Ferento: i materiali della tomba dei Salvii, la famiglia dell’imperatore Otone, e poi statue in marmo e iscrizioni trovate negli scavi della Società Pro Ferento.

Hydria etrusca in bucchero della collezione Rossi Danielli
Una hydria in bucchero della collezione Rossi Danielli. Foto: Sailko, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons
Specchio etrusco in bronzo da Musarna
Lo specchio in bronzo dalla necropoli orientale di Musarna. Foto: Sailko, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons
Sarcofago di Aulo Salvio Crispino dalla tomba dei Salvii a Ferento
Il sarcofago di Aulo Salvio Crispino, dalla tomba dei Salvii a Ferento. Foto: Sailko, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons

I falsi di Annio da Viterbo. Una sala è dedicata ai reperti inventati dal frate domenicano del Quattrocento per sostenere le sue tesi sulla storia etrusca della città. I più noti sono il cosiddetto Marmo Osiriano, una lunetta con una quercia e una vite, e il Decreto di Desiderio, una mezza ruota di marmo con cui il re longobardo avrebbe deciso di cingere la città di mura e di chiamarla Viterbo.

Il Marmo Osiriano di Annio da Viterbo
Il Marmo Osiriano, il falso di Annio da Viterbo, 1490 circa. Foto: Sailko, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons
Il Decreto di Desiderio di Annio da Viterbo
Il Decreto di Desiderio, altro falso di Annio, 1490-1500 circa. Foto: Sailko, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons

Il sarcofago della «bella Galiana». È un sarcofago romano del III secolo d.C., decorato con una scena di caccia e legato alla figura leggendaria di Galiana. Chi passa da piazza del Plebiscito ne vede la copia accanto al portale di Sant’Angelo in Spatha.

Sarcofago romano con scena di caccia, detto della bella Galiana
Il sarcofago della «bella Galiana», con la scena di caccia. Foto: Sailko, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons

L’ultimo piano. Le schede indicano un tesoretto papale del Cinquecento, le ceramiche da farmacia provenienti dall’Ospedale Grande degli Infermi, i disegni e i progetti della Macchina di Santa Rosa, una galleria di ritratti del Settecento e i cliché di fotoincisioni della città.

Vasi da farmacia in ceramica dell’Ospedale Grande degli Infermi
Vasi da farmacia dell’Ospedale Grande degli Infermi. Foto: Sailko, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons

La pinacoteca. Al primo piano le schede collocano dipinti e sculture dal Medioevo all’età moderna: è la sezione che, secondo il Comune, riaprirà in un secondo momento. Le due tavole più celebri delle raccolte civiche, la Pietà e la Flagellazione di Sebastiano del Piombo, nelle ultime comunicazioni del Comune risultano al Museo dei Portici, a Palazzo dei Priori.

Dove si trova
  • 1Museo Civico «Luigi Rossi Danielli» — Piazza Crispi

Sulla città si può votare anche nel sondaggio di Cronaca di Viterbo.

Fonti: Comune di Viterbo (conferenza stampa del 31 ottobre 2026, nota del 15 settembre 2026, scheda del museo); Ministero della Cultura, scheda del Museo civico «Luigi Rossi Danielli»; Provincia di Viterbo; guida ArteCittà al Museo civico; Dizionario Biografico degli Italiani (Treccani), voce Franco Minissi; Edifir, scheda del volume.

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Articolo di Redazione

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