Nel quartiere di Pianoscarano, a pochi passi da Porta del Carmine dentro le mura, sorge una fontana che sembra una qualunque delle tante fontane medievali di Viterbo. Ma la sua storia è diversa da tutte le altre: nel Trecento è costata al quartiere le sue torri.

La fontana fu costruita a metà del XIV secolo. Il 5 settembre 1367 papa Urbano V arrivò a Viterbo per la prima volta dopo ottantasei anni, con un seguito che comprendeva cardinali francesi. Alcuni servitori del cardinale di Carcassonne lavarono un cane proprio nella vasca della fontana, che forniva acqua potabile al quartiere. Una donna del posto protestò; i francesi la maltrattarono; i viterbesi intervennero in sua difesa, e la protesta degenerò in uno scontro violento durato due giorni. Il Papa e i cardinali furono costretti a rifugiarsi nella Rocca Albornoz.
La repressione fu durissima. Le cronache raccontano che dieci viterbesi furono impiccati subito, nel luogo detto San Sisto, mentre altri cinquanta furono condannati a morte — e salvati solo dall’intervento del cardinale Marco da Viterbo. Il Papa ordinò anche la demolizione delle torri del quartiere e la distruzione della fontana stessa.
Solo la fontana fu poi ricostruita — è per questo la più “giovane” delle fontane a fuso di Viterbo, pur essendo tra le più eleganti. Le torri di Pianoscarano, invece, non tornarono mai: ancora oggi è l’unico quartiere del centro storico di Viterbo senza torri.
In breve: la fontana di Pianoscarano fu distrutta da papa Urbano V nel 1367 dopo una rivolta scoppiata perché un cane era stato lavato nella sua vasca. Fu ricostruita, ma le torri del quartiere no: Pianoscarano resta l’unico quartiere del centro storico senza torri.




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