Alle 14.19 di oggi, lungo il percorso del Trasporto, le sedie erano già in fila per terra: pieghevoli, sdraio, cuscini, uno accanto all’altro per decine di metri. L’ordinanza dice che non si possono mettere. La domanda, il 3 settembre, è sempre la stessa: chi vince?
VITERBO – La fotografia qui sopra è di oggi pomeriggio. Non c’è nessuno, non c’è ancora niente da vedere: c’è solo una fila di sedie chiuse, appoggiate sul selciato una dietro l’altra, che segna il bordo della strada come una linea tracciata col gesso. Domani, da quella linea, qualcuno guarderà passare la Macchina.
È un gesto che a Viterbo non ha bisogno di spiegazioni. Metti la sedia il giorno prima, e il posto è tuo. Nessuno la tocca, perché è sempre stato così.
Solo che quest’anno non si può
Il divieto di collocare sedute private lungo il percorso non è un capriccio dell’ultimo momento, ed è stato ribadito nel comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica del 27 agosto. Le ragioni messe nero su bianco sono tre, e conviene leggerle separate perché pesano in modo diverso:
- È occupazione di suolo pubblico senza titolo. La regola c’era anche prima.
- Le sedie ostruiscono le vie di fuga. Ed è qui che quest’anno cambia qualcosa: il piano di evacuazione è nuovo, l’ha elaborato uno studio tecnico esterno per il Comune ed è stato provato sul campo il 24 agosto. Un piano di evacuazione presuppone che i varchi siano dove il piano dice che sono. Una fila di sdraio, in un vicolo, li sposta.
- Creano un privilegio. Chi mette la sedia il giorno prima si prende un pezzo di strada che, per definizione, è di tutti — compreso di chi arriva alle otto di sera e resta in piedi dietro sei file di gente.
Cosa succede a chi le lascia lì
Sul piano pratico, il dispositivo di quest’anno è più attrezzato del solito. I servizi di rimozione della polizia locale raddoppiano, da tre a sei. Nel pomeriggio del 3 settembre è previsto un mezzo dedicato proprio alla rimozione delle sedute collocate abusivamente. E già dalle 20 di stasera ci sono operatori in strada che richiamano l’attenzione del pubblico sulle prescrizioni.
Tradotto: quest’anno qualcuno passerà davvero a raccoglierle.
La domanda vera
Messa così sembra una partita fra il popolo delle sedie e il palazzo. Non lo è, o non solo. È lo scontro fra un’abitudine più vecchia della regola e una regola che, quest’anno, ha per la prima volta una ragione tecnica precisa alle spalle — non un principio astratto, ma un piano che indica da dove esce la gente se succede qualcosa in mezzo a trentamila persone.
Vale la pena dire anche l’altra metà: chi mette la sedia non è un furbo, il più delle volte è qualcuno che a stare in piedi tre ore non ce la fa, o che porta un anziano, o un bambino. Il Comune una risposta l’ha prevista — le sedie a pagamento in piazza del Plebiscito e le pedane riservate alle persone con disabilità — ma sono un numero chiuso, e il percorso è lungo un chilometro e due.
Domani sera lo sapremo guardando la strada. Se la fila di sedie ci sarà ancora, avrà vinto l’abitudine. Se non ci sarà, sarà la prima volta.
Fotografia di Cronaca di Viterbo, 2 settembre 2026, ore 14.19. Targhe oscurate. Fonte delle prescrizioni: Prefettura di Viterbo, esito del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica del 27 agosto 2026, e ordinanze del Comune di Viterbo.





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