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Edifici diroccati a Viterbo: perché non si ristrutturano, e cosa potrebbe fare il Comune

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3 min di lettura

Via del centro storico di Viterbo vista dal basso verso l'alto, tra edifici in pietra

Opinione — un contributo di Luca Sarcone.

Capita, camminando per Viterbo, di imbattersi in un edificio che cade a pezzi: una torre coperta di rovi, un tetto sfondato, un cancello arrugginito con un cartello di proprietà privata che sembra lì da decenni. Sono presenze silenziose, spesso date per scontate — eppure ogni edificio diroccato è anche un pezzo di città che nessuno sta usando, in un centro storico che avrebbe bisogno del contrario.

Non è (solo) menefreghismo

È facile pensare che dietro un immobile abbandonato ci sia solo disinteresse. Spesso, però, la realtà vista dal lato di chi possiede quel muro è più complicata. Un caso frequente è la comproprietà frazionata tra eredi: un edificio passato di generazione in generazione finisce diviso tra più persone, magari non tutte residenti a Viterbo, che devono trovare un accordo unanime anche solo per avviare un intervento — basta che uno dei comproprietari non risponda o non sia d’accordo, e tutto si blocca.

C’è poi la questione economica. Ristrutturare un edificio storico sotto vincolo paesaggistico costa molto di più di una ristrutturazione ordinaria, tra materiali, tecniche compatibili e autorizzazioni della Soprintendenza. Se il valore di mercato di quell’immobile, una volta recuperato, resta inferiore al costo dei lavori, per il proprietario non è pigrizia: è un investimento con un ritorno negativo, e la scelta più razionale — sul piano strettamente economico — diventa non fare nulla. Nel frattempo, le tasse sull’immobile restano comunque dovute, anche se quell’edificio non produce alcun reddito.

Vicolo medievale con arco e scala esterna in pietra, quartiere San Pellegrino, Viterbo

Cosa potrebbe fare il Comune

Nessuna di queste cause si risolve da sola, ma un’amministrazione ha strumenti per intervenire sugli incentivi, non solo sui divieti. Alcune leve possibili: sgravi su IMU e TARI per chi avvia effettivamente lavori di recupero, uno sportello dedicato al recupero conservativo che semplifichi e velocizzi le pratiche invece di sommarle a quelle ordinarie, un servizio di mediazione per le comproprietà frazionate che aiuti gli eredi a trovare un accordo invece di restare bloccati, e l’estensione — dove possibile — di bandi e contributi già usati per il patrimonio pubblico della città anche a interventi su immobili privati vincolati.

Prima di tutto, però, servirebbe un censimento di questi edifici e, caso per caso, capire perché i proprietari non intervengono. Non tutti gli edifici diroccati hanno la stessa storia dietro, e una politica che funzioni deve partire da lì, non da un’unica soluzione buona per tutti.

Area privata transennata e incolta con una torre in rovina coperta di vegetazione, Viterbo

Le opinioni espresse in questo contributo sono dell’autore e non impegnano la redazione.

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