Venerdì 16 ottobre 2026Anno I · Edizione online

Stand in via Cavour e street food in piazza dei Caduti: a Viterbo mancano le mostre, non le feste

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Via Cavour a Viterbo con i gazebo bianchi del Cioccotuscia in allestimento e il cartello del festival

Questo fine settimana a Viterbo ci sono, insieme, il Cioccotuscia, il Viva Mexico Festival in piazza dei Caduti, il Premio Mattia Torre al Teatro dell’Unione, la camminata «Cammina con Noi», la presentazione di un libro in piazza San Lorenzo e la Parata storica della Tuscia. Sono sei iniziative in quattro giorni, dal 1° al 4 ottobre, elencate dal Comune in un unico post: quelle che il Comune «sostiene attraverso il proprio patrocinio e/o contributo». In fondo c’è una riga: «Le iniziative sono promosse e organizzate dai rispettivi soggetti proponenti».

Il punto è in quella riga. Il calendario della città è la somma di quello che altri propongono: il Comune lo raccoglie, lo patrocina, a volte lo finanzia, e lo pubblica. Quello che non fa è decidere che cosa Viterbo vuole essere, e scegliere gli eventi di conseguenza. Il risultato è quello che avevamo già raccontato con tre feste nella stessa sera: una città che si fa concorrenza da sola.

Via Cavour, con i negozianti

Molti lettori si sono chiesti perché il mercato del Cioccotuscia, alla diciassettesima edizione, sia proprio in via Cavour, una delle strade del centro in cui i negozi resistono. Le fonti ufficiali dicono il contrario di quello che si teme. Il mercato, dalle 11 alle 19 in via Cavour e in piazza Fontana Grande, è organizzato «in collaborazione con i negozianti dell’area e con l’Associazione La Rosa di Viterbo», e il Comune parla di una collaborazione «con i commercianti della stessa via». Sulla carta, quindi, non è una concorrenza ai negozi. La domanda vera resta quella che abbiamo posto pochi giorni fa: che cosa rimane in quella strada il lunedì, quando gli stand se ne vanno.

Tante feste, poche mostre

Il calendario «Eventi 2026» pubblicato dal Comune va da aprile a dicembre e conta più di cento appuntamenti: concerti, teatro, festival di cinema, processioni, feste di quartiere, trekking, mercatini, sagre. La cultura c’è, ed è giusto dirlo: le stagioni di musica antica, il Tuscia Film Fest, il Ferento Teatro Festival, il Festival barocco Alessandro Stradella.

Quello che manca sono le mostre. Quelle in calendario sono fotografiche o documentarie, allestite in un portico, nel ridotto di un teatro, nelle sale al piano terra di Palazzo dei Priori, in una chiesa, in una piazza. Nessuna è costruita con opere prestate da altri musei. Il Museo nazionale etrusco della Rocca Albornoz, nel calendario, compare per una stagione di concerti e per un laboratorio di animazione, non per una mostra.

Lo stesso santo, due città

Il 2026 è l’ottavo centenario della morte di san Francesco. Viterbo lo celebra con «Viterbo, sulle tracce di San Francesco»: dal 26 settembre a gennaio ci sono concerti nelle chiese, presentazioni di libri, un annullo filatelico, uno spettacolo teatrale, un musical, un convegno su frate Leone e una mostra pittorica di una settimana, dal 7 al 14 novembre, con le opere di un solo pittore.

Arezzo, che ha 96.506 abitanti, per lo stesso anniversario apre dal 3 ottobre «L’immagine di Francesco – Dal Medioevo al Novecento»: circa sessanta opere, da Beato Angelico a Botticelli, a cura di Cristina Acidini, con prestiti dalla National Gallery di Londra, dalla Pinacoteca Vaticana, dalla Galleria Borghese e dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia, in due sedi, fino al 10 gennaio. La promuovono il Comune di Arezzo e la Fondazione CR Firenze, con la Fondazione Guido d’Arezzo.

Locandina della mostra L’immagine di Francesco. Dal Medioevo al Novecento: san Francesco in un dipinto antico, accanto al titolo
La locandina della mostra di Arezzo «L’immagine di Francesco», dal 3 ottobre al 10 gennaio. Immagine Comune di Arezzo.

Città più piccole, mostre più grandi

Mantova ha 50.215 abitanti, oltre sedicimila meno dei 66.767 di Viterbo. In questi mesi ha due grandi mostre: a Palazzo Te, dal 26 settembre, «Inventare la natura. Leonardo, Arcimboldo, Caravaggio», con prestiti da musei italiani ed europei; a Palazzo Ducale, dal 10 ottobre, «Sole mirabile per luce propria», dedicata a Ferdinando Gonzaga. Restano aperte entrambe fino al 10 gennaio.

Locandina della mostra Inventare la natura. Leonardo, Arcimboldo e Caravaggio a Palazzo Te: scritte scure su fondo verde, con le date
La locandina di «Inventare la natura» a Palazzo Te, a Mantova, dal 26 settembre al 10 gennaio. Immagine Palazzo Te.
Immagine della mostra Sole mirabile per luce propria. Ferdinando Gonzaga mecenate e duca, a Palazzo Ducale di Mantova: gli occhi di un ritratto, con le date
L’immagine della mostra «Sole mirabile per luce propria» a Palazzo Ducale, a Mantova, dal 10 ottobre al 10 gennaio. Immagine Palazzo Ducale di Mantova.

Siena, 53.180 abitanti, il 17 febbraio ha approvato in Giunta il programma delle mostre temporanee di tutto il 2026, tra i Magazzini del Sale, il Museo civico e la Galleria Olmastroni. Il Comune la chiama un’«offerta espositiva coordinata»: decisa all’inizio dell’anno, non raccolta strada facendo.

Anche queste città hanno le loro fiere: proprio questo fine settimana Arezzo ospita in centro la Fiera antiquaria. Non è il numero di bancarelle a fare la differenza. La differenza è che accanto alle bancarelle c’è una mostra per cui vale la pena prendere il treno.

I numeri dei musei

Si vede anche nei visitatori. Nel 2024, secondo il Ministero della Cultura, il Museo nazionale etrusco della Rocca Albornoz ne ha avuti 11.157, e solo 2.952 hanno pagato il biglietto. Villa Lante, a Bagnaia, ne ha avuti 130.730: il pubblico per la cultura, a Viterbo, esiste.

Visitatori nel 2024, alcuni luoghi della cultura statali
Palazzo Ducale, Mantova269.698
Villa Lante, Bagnaia (Viterbo)130.730
Museo archeologico nazionale, Siena94.516
Basilica di San Francesco, Arezzo74.195
Museo nazionale etrusco Rocca Albornoz, Viterbo11.157

Fonte: Ministero della Cultura, Ufficio di statistica, visitatori e introiti dei musei statali 2024 (Tavola 7). Sono solo i luoghi statali: i musei civici non sono in questa statistica. Il Museo archeologico nazionale di Siena è a ingresso gratuito.

Che cosa servirebbe

Viterbo è candidata, con la Tuscia, a Capitale europea della cultura 2033: lo ricorda lo stesso calendario del Comune, che a luglio ha ospitato una tappa della candidatura al Teatro dell’Unione. Una candidatura così non si regge su un elenco di patrocini. Servirebbe una regia: un programma deciso all’inizio dell’anno, come a Siena; almeno una grande mostra l’anno, costruita insieme ai musei statali che la città ha già; un calendario in cui gli eventi commerciali non si sovrappongano tra loro e trovino il loro posto accanto a quelli culturali, invece di prenderlo.

Le feste vanno bene, e a molti piacciono. Ma una città d’arte si riconosce da quello che offre a chi arriva per vedere qualcosa, non soltanto per mangiare qualcosa.

Fonti: Comune di Viterbo, post Instagram del 30 settembre 2026, notizia e scheda evento del Cioccotuscia, calendario «Eventi 2026», programma «Viterbo, sulle tracce di San Francesco»; Comune di Arezzo, «L’immagine di Francesco» e Fiera antiquaria; Palazzo Te; Palazzo Ducale di Mantova; Comune di Siena; Ministero della Cultura, visitatori dei musei statali 2024; ISTAT, popolazione residente al 1° gennaio 2026 (stima).

Foto: via Cavour sabato 3 ottobre, con gli stand del Cioccotuscia in allestimento. Foto Cronaca di Viterbo.

Articolo di Redazione

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