Chi arriva a Viterbo dalla strada di Roma viene accolto da lei. In cima a Porta Romana, al centro di una fila di merli, c’è la statua di Santa Rosa, la patrona della città. È la prima cosa che si vede avvicinandosi alle mura, e da più di tre secoli dà il benvenuto a chi entra.
La porta che vediamo oggi è del Seicento. Prima l’ingresso era poco più in là, sotto la torre che poi divenne il campanile della chiesa di San Sisto, e da quella chiesa la porta prendeva il nome. Nel 1649, su disegno di Francesco Maiolino, cominciò il rifacimento, che secondo gli storici locali fu completato quattro anni più tardi. Il nome nuovo è il più semplice possibile: è la porta che guarda verso Roma.
Il resto lo racconta l’epigrafe sul fronte. La porta, «aperta già per l’ingresso di Innocenzo X», fu decorata più riccamente nel 1705, regnando Clemente XI, per volere del governatore della provincia del Patrimonio, Marcellino Albergotti. Ne è nato un ingresso barocco incastonato nelle mura medievali: archi, colonne, cornici, e sopra i merli di intonazione ghibellina. Ai lati della santa c’erano gli stemmi dei due papi, e con loro quelli del Comune e dei Maidalchini, la famiglia di donna Olimpia, cognata di Innocenzo X.
Anche le ante hanno la loro storia. I due grandi battenti di legno sono opera di un artigiano di Vetralla, Francesco Minestrone, che li costruì nel 1704, e il Comune li ha restaurati nell’estate del 2021. La porta ha passato anche giorni duri: nel dicembre 1798 fu danneggiata dai cannoni delle truppe francesi del generale Kellermann, che voleva punire la rivolta dei viterbesi. Le sue decorazioni, però, sono arrivate fino a noi.
Oggi in cima a Porta Romana Santa Rosa c’è ancora, ma gli stemmi no. Il 1° agosto 2026, pochi giorni dopo la caduta dello stemma Oddi da Porta della Verità, sono stati smontati in via preventiva insieme a quelli della Verità, e sono conservati al Museo civico in attesa di restauro. La foto in alto è del 2017, quando erano ancora al loro posto.
Per guardarla bene mettetevi fuori dalle mura, davanti alla porta: da lì si vedono insieme la cinta, l’ingresso barocco con la santa in cima e, poco più in là, il campanile di San Sisto, dove si apriva la porta più antica. Poi passateci sotto, e fermatevi un momento davanti ai battenti di Minestrone.
Com’è oggi la porta, e cosa è stato fatto negli ultimi anni: Le porte di Viterbo, cosa è stato restaurato e cosa aspetta ancora: lo stato porta per porta.
- 1Porta Romana
Leggi anche
- Le porte di Viterbo, cosa è stato restaurato e cosa aspetta ancora: lo stato porta per porta
- Dopo il crollo dello stemma, il Comune monitorerà tutte le porte storiche di Viterbo
- La passeggiata delle mura tra Porta della Verità e Porta Romana, senza ombra e con l’arredo che invecchia
- Porta San Pietro, murata durante la peste e riaperta dopo ottantaquattro anni





Lascia un commento