L’edificio è ormai uno dei simboli della città, visitato da tutti ma, forse, non del tutto approfondito. L’inaugurazione avvenne il 21 aprile 1936.

Cesare Bazzani (5 marzo 1873 – 30 marzo 1939) è considerato, non a torto, tra i massimi architetti della fine dell’Ottocento, prima metà del Novecento. Fu tra i protagonisti più attivi in tutte le città d’Italia ed anche all’estero, progettando e realizzando moltissime architetture: un esperto professionista, un grande disegnatore, abilissimo nel richiamare le opere di Gaetano Koch, Pio Piacentini, Luca Carimini, Giulio Podesti e, soprattutto, Guglielmo Calderini suo maestro e protettore. Diceva di lui Gustavo Giovannoni: «Disegnatore impareggiabile, degno discepolo del padre suo Luigi (e dello zio Cesare Fracassini)». Fa del disegno un’arma espressiva straordinaria che usa costantemente per chiarire e per imporre la propria visione progettuale alla committenza con la forza dell’immagine fortemente realistica che inserisce il progetto nella realtà ambientale coinvolta. Eppure, le maggiori critiche a Bazzani deriveranno proprio per una certa indifferenza per il contesto nel quale i suoi progetti si collocano. Tra le moltissime sue architetture, per importanza del periodo nel quale vennero realizzate, meritano di essere citati la Galleria d’Arte Moderna (1908-1911) a Valle Giulia e il Ministero della Pubblica Istruzione (1911-1928) in Viale Trastevere, ambedue a Roma. Progetterà gli Uffici di Poste e Telegrafi di Ascoli, Macerata, Rieti, Terni, Imperia, Forlì, Pescara, Sanremo, Viterbo, Taranto, Frascati (tutti realizzati, tranne Frascati).

Storia del progetto e della realizzazione delle Poste di Viterbo (1933 – 1936)
Nel 1924 venne istituito il Ministero delle Comunicazioni che al suo interno accorpò le Poste e Telegrafi, le Ferrovie dello Stato e la Marina Mercantile e che fu, quindi, il «committente» di questa architettura. Primo Ministro del nuovo dicastero fu Costanzo Ciano che non nascose mai di essere aderente alla Massoneria, alla quale anche Bazzani era apertamente affiliato.

Si può dire, nel definire lo stile architettonico delle Poste di Viterbo, che esse sono di un Monumentalismo semplificato. Ma Bazzani, a partire dal 1933, anno del suo incarico, propose molte soluzioni di progetto (conservate presso l’Archivio di Stato di Terni) di ben altra ispirazione. Esse documentano una ipotesi (poi abbandonata) di edificio con l’ingresso lungo la Via Littoria, oggi Via Ascenzi e in stile assai ricco di citazioni dell’antico. È abbastanza singolare comprendere come Bazzani possa essere lo stesso Autore di due progetti (Palazzo dell’Economia corporativa e Poste) così diversi tra loro, ambedue progettati a Viterbo negli stessi anni (dal 1931 al 1934). Vero è che Bazzani «fiuta il vento», adeguandosi alle mode in voga e allo stile del momento. Aderisce e si adegua (senza convinzione) al Monumentalismo semplificato, come suggeriscono i tempi e secondo la volontà della committenza. Per tutte queste ragioni, al tramonto della sua carriera perderà il favore di Mussolini (che non lo volle più ricevere). Pur continuando a lavorare moltissimo in tutte le città d’Italia ed anche all’estero. Perché la sua forza è il «disegno» vero strumento di persuasione per imporre le sue idee.


Il Monumentalismo semplificato unisce il conservatorismo accademico e il richiamo alla romanità classica con linee pulite e volumi geometrici. Un linguaggio ben accetto dal regime fascista per trasmettere un’idea di potenza e di stabilità. Le sue caratteristiche principali sono:
- la semplicità geometrica (volumi puri, squadrati, imponenti, spogliati degli ornamenti superflui tipici del barocco o del neoclassicismo tradizionale);
- la simmetria e l’ordine (piante rigorosamente simmetriche e facciate composte con equilibrio, studiate per dare un senso di solennità e armonia classica);
- il carattere scenografico (spazi urbani, grandi edifici progettati per stupire il pubblico e celebrare visivamente lo Stato);
- i materiali tradizionali (impiego diffuso di lastre di marmo, travertino e pietra [quanto più possibile locale] per rivestire superfici lineari).

Insomma, uno «stile littorio», fortemente voluto da Marcello Piacentini, indiscusso regista dell’architettura del ventennio, tra le due guerre.

Dati metrici delle Poste di Viterbo
- Volumetria: 16.567,20 mc
- Superficie lorda: 3.422 mq
- Superficie netta (calpestabile): 3.027 mq

Quando Bazzani morì nel 1939, Marcello Piacentini scrisse nel suo necrologio: «Non fu un innovatore, né un maestro, fu soprattutto negli anni giovanili, un architetto eclettico, di gusto e di mano sicura; un costruttore esperto, abile professionista. Seguì negli ultimi anni l’evoluzione dell’architettura, ma senza sentita convinzione, senza dedizione; in sostanza anche in qualche tentativo innovatore, rimase sempre fondamentalmente, irrimediabilmente classico, figlio di Roma». Fonte: (a cura di) M. Giorgini e V. Tocchi, Cesare Bazzani. Un accademico d’Italia, Electa 1988, p. 156.

Perentorio il giudizio di Paolo Portoghesi che liquida, in questo modo, l’opera [le opere] di Bazzani: «…un lavoro culturalmente sterile di sapore stancamente eclettico, contribuendo con la sua stucchevole serie di palazzi postali a compromettere l’armonia e l’equilibrio di caratteristici ambienti di molte città italiane». Fonte: P. Portoghesi, La vicenda romana ne La Casa n. 6, De Luca editore, 1959, p. 78.
Ancora più severo questo commento su Bazzani di Giuseppe Pagano. «Pagano lancia un anatema che confina fin ai nostri giorni Bazzani nel limbo della storia, inserendolo nel novero di coloro “… che si sono preoccupati di ‘abbellire’ l’Italia con le loro pessime ricette e con la guida del loro gusto pusillanime, che hanno tenuto il mestolo in mano per tanto tempo, ignorando le nostre critiche e le nostre opposizioni, e soprattutto disprezzando quanto si tentava di buono e di nuovo nel mondo, che hanno dettato legge in tutte le commissioni ufficiali e che sono stati consulenti di tutti i podestà. Quel poco di buono che è stato fatto, è stato presentato contro la loro volontà”». Fonte: (a cura di) M. Giorgini e V. Tocchi, Cesare Bazzani. Un accademico d’Italia, Electa 1988, p. 79.

- 1Palazzo delle Poste — Via Ascenzi 9
Bibliografia
- (a cura di) Michele Giorgini e Valter Tocchi, Cesare Bazzani. Un Accademico d’Italia, Electa 1988
- Giuseppe Strappa, Gianni Mercurio, Architettura moderna a Roma e nel Lazio, 1920-1945 – Atlante; in particolare: Viterbo, Palazzo delle Poste, Via Ascenzi, 9 – Cesare Bazzani, 1933-1936 (ricerche storiche di Rosalia Vittorini), p. 235, Edilstampa 1996
- Giovanni Cesarini, 1927 Viterbo Capoluogo di Provincia: analisi delle conseguenze e sviluppi a livello urbano, Esame di Storia delle Arti Industriali, La Sapienza, senza data
- Tesi di Laurea di Stefania Mecucci, Valorizzazione di Palazzo Calabresi e rifunzionalizzazione dell’edificio postale di Cesare Bazzani a Viterbo, Relatore Alfredo Passeri, AA 2005-2006
- Edith Neudecker, Gli edifici postali in Italia durante il fascismo (1922-1944), Casa dell’Architettura Edizioni, 2007, pp. 129-132; p. 307
- Maria Teresa Marsilia, Tesi di Dottorato, Medioevo e memorie del Medioevo. Fonti, esiti e riusi del Medioevo nel territorio urbano di Viterbo; in particolare: La progettazione degli anni Trenta: il Medioevo rivisitato di Cesare Bazzani – Prima e dopo Bazzani: alcuni esempi – Il palazzo dell’Economia Corporativa – Il palazzo delle Poste, 2008
- Scheda ArchiDiAP, Il Palazzo delle Poste di Viterbo, Cesare Bazzani, (a cura di) Stefania Mecucci, 2016
- Scheda Il Palazzo delle Poste di Viterbo, testimone di un’epoca scomoda, (a cura di) Donatella Agostini, RaccontiAmo Viterbo, 2 giugno 2021
- (a cura di) Nicola Santopuoli, Il Palazzo del Ministero della Pubblica Istruzione, LetteraVentidue, 2022
- (a cura di) Romana Mastrella, Alessandro M. Jaia, Cesare Bazzani architetto, 1873 – 1939, Il sogno del Paradiso sul mare e le architetture di Anzio, Gangemi 2026





Lascia un commento