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Scritta “Casa del Balilla” sul liceo Buratti: il caso arriva in Parlamento, gli storici contestano la dicitura

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Pietra d inciampo per Mariano Buratti a Viterbo

La scritta “Casa del Balilla”, tornata leggibile sulla facciata del liceo classico e linguistico Mariano Buratti di via Tommaso Carletti a Viterbo durante i lavori di manutenzione sull’edificio, è diventata un caso che ha superato i confini cittadini: sul punto è stata annunciata un’interrogazione parlamentare, diverse associazioni ne chiedono la rimozione e gli storici locali contestano che quella dicitura fosse davvero l’iscrizione originale del palazzo.

Chi era Mariano Buratti

Il liceo porta il nome di Mariano Buratti (Bassano Romano, 1902 – Roma, 31 gennaio 1944), professore di storia e filosofia proprio in quell’istituto, allora intitolato a Umberto I. Dopo l’8 settembre 1943 entrò in clandestinità e fondò la Banda Buratti, formazione partigiana attiva sui Monti Cimini. Catturato dai nazifascisti il 13 dicembre 1943 a Ponte Milvio, a Roma, fu torturato nel carcere di via Tasso e fucilato il 31 gennaio 1944 a Forte Bravetta. Gli fu conferita la Medaglia d’oro al valor militare. Nel gennaio 2026 gli è stata dedicata anche una pietra d’inciampo.

Mariano Buratti in una foto d'epoca
Mariano Buratti (1902-1944), professore e comandante partigiano.

Un edificio del ventennio

Prima di diventare una scuola, il palazzo di via Tommaso Carletti fu costruito tra il 1930 e il 1931 per iniziativa dell’Opera Nazionale Balilla e, dal 1937, ospitò la sede locale della Gioventù Italiana del Littorio (GIL): un edificio del periodo fascista, come molti “case del balilla” costruite in quegli anni in tutta Italia per le organizzazioni giovanili del regime.

Cartolina d'epoca del palazzo di via Carletti a Viterbo
Il palazzo di via Carletti in una cartolina d’epoca del ventennio.

I lavori in corso

L’intervento sulla facciata, finanziato con fondi dell’Unione Europea (Next Generation EU), è classificato come manutenzione straordinaria, non come restauro. Il costo complessivo del progetto è di 224.254,45 euro, con un importo di contratto di 183.856,45 euro. I lavori sono stati commissionati dalla Provincia di Viterbo, proprietaria dell’immobile, guidata dal presidente Alessandro Romoli; l’autorità competente sui vincoli storico-artistici dell’edificio è la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, diretta da Margherita Eichberg.

La contestazione degli storici

Sul merito è intervenuto l’Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea (Istoreco) di Viterbo. Secondo l’istituto, le fonti fotografiche del ventennio — comprese le immagini dell’inaugurazione dell’edificio, il 5 maggio 1937 — indicano che sulla facciata la dicitura originale non era “Casa del Balilla”, bensì “Opera Balilla”, sostituita in seguito dal riferimento alla Gioventù Italiana del Littorio. La scritta comparsa oggi, dunque, non sarebbe una semplice iscrizione “riemersa” dai lavori. Istoreco ha chiesto «doverose informazioni sull’iter amministrativo» che ha portato a questa scelta e ha annunciato una mobilitazione culturale e civica per «ribadire la centralità della figura di Mariano Buratti nella storia e nell’identità antifascista e repubblicana della città».

Il caso arriva in Parlamento

La vicenda è approdata anche in Parlamento. Il capogruppo di Sinistra Italiana-Avs al Senato, Peppe De Cristofaro, ha annunciato un’interrogazione ai ministri della Cultura Alessandro Giuli e dell’Istruzione Giuseppe Valditara per sapere se la Soprintendenza abbia autorizzato l’apposizione della scritta e, in caso affermativo, con quale motivazione, parlando di un’operazione che rischia di «offendere la figura di Mariano Buratti e la memoria della Resistenza». Anche la senatrice del Partito Democratico Cecilia D’Elia ha chiesto che i due ministri riferiscano. Sul territorio la richiesta di rimozione è stata avanzata da ANPI, dalla Rete degli Studenti Medi — che parla di «un oltraggio al partigiano emblema dell’antifascismo viterbese» — da Arci Viterbo («la storia non si riscrive») e da Rifondazione Comunista. Lo scrittore e giornalista viterbese Pierluigi Vito aveva chiesto che «la Provincia, proprietaria dell’immobile, l’impresa appaltatrice e quanti coinvolti nella gestione del cantiere rivelassero com’è nata questa iniziativa».

La voce contraria

Non tutte le posizioni vanno nella stessa direzione. L’associazione La Fortezza ha difeso la conservazione della scritta come traccia storica dell’edificio, parlando di un «tentativo di cancel culture»: rimuovere o cancellare l’iscrizione, secondo questa lettura, significherebbe negare un pezzo — per quanto scomodo — della storia della città.

Non è la prima volta

Non è un episodio isolato: la stessa scritta era già ricomparsa sulla facciata nel 2019, come documentato all’epoca dal sito Nuovigiorni.

Il punto aperto

Al di là delle posizioni a confronto, la questione che resta senza risposta è di metodo: durante un intervento pagato con fondi pubblici è stata resa di nuovo leggibile sulla facciata di una scuola una scritta del ventennio, senza che sia stato reso noto secondo quale criterio storico, scientifico e filologico la scelta sia stata compiuta — tanto più alla luce dei dubbi sollevati dagli storici sull’esattezza stessa della dicitura. Al momento non risultano dichiarazioni ufficiali della Provincia o della Soprintendenza sul punto specifico. Chiarire chi ha deciso quell’intervento e con quale motivazione sarebbe il modo più semplice per restituire serenità a una comunità scolastica che porta, con orgoglio, il nome di un suo professore ucciso dal fascismo.

Aggiornamento: la scritta resterà ma sarà «detonalizzata»: la decisione, le reazioni e il sit-in di sabato 25 luglio.

Fonti: Istoreco Viterbo; ANPI, biografia di Mariano Buratti; atti parlamentari (interrogazione al Senato); Nuovigiorni.net (precedente del 2019).

Articolo di Redazione

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