Quando in città il termometro non dà tregua, a meno di mezz’ora da Viterbo esiste un rifugio naturale dove l’aria resta fresca anche a Ferragosto: la Faggeta del Monte Cimino, il bosco di faggi che ammanta la cima del rilievo che domina la Tuscia. Dal 2017 è Patrimonio dell’Umanità UNESCO, inserita nel sito seriale delle “Antiche faggete primordiali dei Carpazi e di altre regioni d’Europa”.
Il riconoscimento non è casuale. Questa faggeta cresce a una quota relativamente bassa, dove di norma i faggi non si spingono: un fenomeno raro, reso possibile dal microclima fresco e umido della montagna. Il risultato è un bosco dall’aspetto quasi fiabesco: tronchi alti e slanciati, cortecce coperte di muschio, una luce verde filtrata dalle chiome e un silenzio che in estate vale più di qualsiasi condizionatore.
Tra i faggi, un masso che ha fatto storia
Nel territorio del monte si trova il celebre Sasso Menicante, un enorme blocco di trachite in equilibrio così singolare da avere affascinato viaggiatori e studiosi fin dall’antichità. Un dettaglio che racconta quanto questo luogo sia stato osservato e amato nei secoli.
La Faggeta è raggiungibile con facilità e si presta a passeggiate lente, adatte anche alle famiglie. Basta poco per goderne senza consumarla: restare sui sentieri, portare via i propri rifiuti, lasciare il sottobosco com’è. Un patrimonio riconosciuto in tutto il mondo che abbiamo la fortuna di avere dietro casa: viverlo con rispetto è il modo migliore per consegnarlo intatto a chi verrà dopo di noi.
Foto: Albarubescens, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.





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