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Discarica di Monterazzano, il Tar respinge i ricorsi del Comune: si va al Consiglio di Stato

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Sala Regia affrescata di Palazzo dei Priori a Viterbo

Il Tribunale amministrativo regionale del Lazio, sezione quinta, ha depositato il 28 luglio la sentenza sull’ampliamento della discarica di Monterazzano: il ricorso principale del Comune di Viterbo è stato dichiarato inammissibile e sono stati respinti tutti gli altri presentati contro gli atti della Regione Lazio, dalla valutazione di impatto ambientale all’autorizzazione integrata ambientale, fino al via libera all’esercizio del nuovo bacino.

Di che cosa si parla

Il progetto riguarda il nuovo invaso VT4, un bacino aggiuntivo all’interno del sito di località Le Fornaci, già gestito dalla società Ecologia Viterbo, destinato a sostituire il VT3 ormai esaurito. Si tratta di una discarica per rifiuti pericolosi. L’ampliamento contestato vale 960.000 metri cubi, pari a circa 1.137.150 tonnellate.

La contrarietà del territorio è di lunga data: già nel settembre 2023 il consiglio provinciale e l’assemblea dei sindaci avevano approvato all’unanimità una mozione contraria, sostenendo che l’ampliamento non fosse coerente con gli strumenti di programmazione che la stessa Regione si è data e richiamando il principio di autosufficienza regionale nella gestione dei rifiuti.

Che cosa succede adesso

Con la delibera n. 155 del 12 maggio 2025 l’amministrazione aveva autorizzato la sindaca Chiara Frontini a presentare un nuovo ricorso contro la determinazione regionale G03212 del 14 marzo 2025, che prendeva atto del completamento del sub-lotto A del VT4 e ne autorizzava l’esercizio. È il ricorso su cui il Tar si è ora pronunciato.

Dopo la sentenza la maggioranza comunale ha annunciato il ricorso al Consiglio di Stato. «Combatteremo fino all’ultimo grado di giudizio per difendere Monterazzano e il nostro territorio», ha dichiarato la consigliera Francesca Pietrangeli. Di segno opposto la lettura della consigliera Luisa Ciambella, secondo cui dal Tar arriva «una sentenza chiara» e il tema andrebbe affrontato fuori dalla propaganda.

Per orientarsi sui prossimi passaggi è utile ricordare che il Consiglio di Stato è il secondo e ultimo grado della giustizia amministrativa: fino a una sua diversa pronuncia, gli atti autorizzativi regionali restano efficaci.

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