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Lago di Vico, l’eredità della Chemical City e il mistero dei fusti sul fondale

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Il lago di Vico con le colline della caldera riflesse nell'acqua calma

Opinione — un contributo di Luca Sarcone.

Per decenni, a pochi metri dalle acque del lago di Vico, sono state prodotte, custodite e smaltite sostanze destinate alla guerra chimica. Un’eredità ingombrante, rimasta nascosta dietro le recinzioni dell’ex centro militare Nbc di Ronciglione e tornata periodicamente al centro dell’attenzione per le operazioni di bonifica e il ritrovamento di materiale pericoloso.

L’area, conosciuta come “Chemical City”, venne realizzata durante il periodo fascista e utilizzata per la produzione, il caricamento e il deposito di ordigni chimici. Nei suoi magazzini sarebbero transitati prodotti come iprite, fosgene e composti contenenti arsenico. L’attività militare continuò, con funzioni diverse, anche nel secondo dopoguerra.

La prima grande bonifica iniziò nel 1996 e venne dichiarata conclusa nel 2015. Gli scavi portarono alla luce ordigni, cisterne, cunicoli e strutture utilizzate per la lavorazione delle sostanze chimiche. Negli anni successivi, tuttavia, nuove verifiche mostrarono che la storia della Chemical City non poteva ancora considerarsi definitivamente chiusa.

Nel marzo del 2024 è stato così aperto un nuovo cantiere per controllare l’intera area, prima attraverso sensori capaci di individuare materiali ferrosi nel terreno e successivamente mediante carotaggi più profondi. Durante gli interventi furono trovati quattro contenitori sospettati di contenere fosgene, un gas estremamente tossico impiegato come arma chimica.

Per consentire la rimozione in sicurezza, nel giugno dello stesso anno alcune famiglie furono temporaneamente allontanate e sei attività, tra ristoranti e stabilimenti, rimasero chiuse. Le operazioni vennero condotte sotto la supervisione del Decimo reparto infrastrutture dell’Esercito, con l’intervento del Centro tecnico logistico interforze Nbc e del Settimo reggimento difesa Cbrn di Civitavecchia.

Nel febbraio 2026 sono state portate a termine ulteriori operazioni di bonifica particolare, con la rimozione delle sostanze pericolose rinvenute nel centro chimico. Resta però necessario distinguere la contaminazione dell’area militare dalla condizione generale delle acque del lago.

I barili sul fondo: una voce mai dimostrata

Da molti anni, tra gli abitanti della zona, circola la voce secondo cui armi, bombe e barili contenenti sostanze tossiche sarebbero stati gettati nel lago durante o subito dopo la Seconda guerra mondiale.

Si tratta di un’ipotesi suggestiva e inquietante, ma che allo stato attuale non trova conferma nelle indagini scientifiche pubblicate. La Riserva naturale regionale del lago di Vico riferisce che le ricerche effettuate mediante apparecchiature subacquee non hanno accertato la presenza di masse metalliche sul fondale.

I fusti effettivamente ritrovati durante le bonifiche si trovavano dunque nell’ex sito militare sulla terraferma, non sul fondo del lago. Questo non cancella la gravità dell’eredità lasciata dalla Chemical City, ma impone di non trasformare un sospetto in un fatto accertato.

Arsenico, fertilizzanti e fioriture algali

Le criticità del lago di Vico non dipendono da un’unica causa. L’arsenico presente nelle acque è stato collegato dagli studi regionali soprattutto alla natura vulcanica della caldera. Le concentrazioni più elevate sono state rilevate anche in sedimenti molto antichi, risalenti a epoche precedenti a qualsiasi attività industriale o militare.

Un’altra pressione ambientale riguarda l’agricoltura intensiva che circonda il bacino. Fertilizzanti ricchi di azoto e fosforo, utilizzati anche nella coltivazione dei noccioleti, possono raggiungere il lago attraverso il dilavamento dei terreni.

L’accumulo di nutrienti favorisce l’eutrofizzazione e la proliferazione dei cianobatteri, tra cui la Planktothrix rubescens, conosciuta come “alga rossa”. Alcune specie possono produrre microcistine e altre tossine, creando problemi per l’ecosistema e per l’utilizzo potabile dell’acqua.

Occorre inoltre distinguere la balneabilità dalla potabilità e dallo stato ecologico complessivo. I campionamenti di Goletta dei Laghi effettuati nel 2025 in due punti del lago di Vico sono risultati entro i limiti microbiologici previsti per la balneazione. Questo dato positivo non esclude, però, le criticità relative all’arsenico, alle fioriture algali e all’accumulo di nutrienti.

Il lago di Vico porta quindi sulle proprie rive più eredità: quella vulcanica, quella agricola e quella militare. La bonifica della Chemical City costituisce un passaggio indispensabile, ma da sola non può risolvere tutti i problemi del bacino.

Per tutelare realmente il lago saranno necessari controlli pubblici continui, dati facilmente accessibili, una riduzione dell’apporto di fertilizzanti e una gestione coordinata tra Regione, Comuni, autorità sanitarie ed enti ambientali. Solo la trasparenza può impedire che, insieme alle sostanze pericolose, sul fondo rimangano anche dubbi e paure.

Fonti principali: la bonifica e i quattro contenitori spostati nel 2024, Regione Lazio sulle analisi e sulle presunte masse metalliche, ARPA Lazio sul monitoraggio dei laghi, Cronaca di Viterbo sui controlli del 2025, Lipu sull’impatto dell’agricoltura intensiva.

Le opinioni espresse in questo contributo sono dell’autore e non impegnano la redazione. Foto: Windsurferschool, pubblico dominio, via Wikimedia Commons.

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