Un’inchiesta di Reuters ricostruisce un piano interno di Meta, ribattezzato «Project OT» (Organization Transformation), con cui l’azienda puntava a sostituire gran parte del lavoro oggi svolto da dipendenti umani con agenti di intelligenza artificiale. Il piano, nato a gennaio durante un ritiro dei vertici aziendali alle Hawaii, prevedeva tagli fino al 60% in alcuni reparti — ma nel giro di pochi mesi si è arenato, tra risultati sotto le attese e una rivolta interna del personale.
Il piano: squadre “dense di talento” a supervisionare agenti IA
Secondo i documenti interni citati da Reuters, l’obiettivo di Project OT era arrivare a un’organizzazione “AI native”: team ridotti a piccoli gruppi di dipendenti — descritti internamente come “talent-dense” — incaricati di supervisionare agenti virtuali di intelligenza artificiale che si sarebbero occupati di gran parte del lavoro quotidiano, dalla scrittura di codice alla gestione delle attività ripetitive. Alcuni reparti avrebbero dovuto ridursi anche del 60% rispetto all’organico allora esistente. Entro giugno, almeno 11 unità aziendali avevano già adottato questo modello a piccoli “pod”; in un team di ingegneria l’organico si è ridotto del 30% nel giro di un solo mese.
Due ondate di tagli, una sola arrivata a compimento
Il piano prevedeva due fasi di licenziamenti: una prima a maggio, una seconda a novembre. La notte del 19 maggio, poche ore prima dell’avvio della prima ondata, Mark Zuckerberg avrebbe fatto marcia indietro sulla seconda fase. Il giorno dopo Meta ha comunque proceduto con un taglio del 10% del personale, ma l’ondata di novembre è stata cancellata.
Gli agenti IA non hanno mantenuto le promesse
Secondo l’inchiesta, la tecnologia alla base del piano non ha prodotto i risultati sperati. La quantità di codice generato dagli agenti è cresciuta del 220% su base annua, ma le funzionalità effettivamente arrivate agli utenti sono aumentate solo del 36%. Nello stesso periodo gli incidenti tecnici sono saliti del 40% e il tempo dedicato a risolvere problemi urgenti del 70%; i team infrastrutturali avevano segnalato campanelli d’allarme sull’affidabilità del sistema già a marzo. A giugno, un chatbot di assistenza clienti basato su IA è stato sfruttato da alcuni malintenzionati per accedere ad account Instagram di alto profilo.
La rivolta del personale
Al malfunzionamento tecnico si è sommata una crescente ostilità interna. Il gradimento dei dipendenti verso l’azienda, misurato internamente, è sceso dal 74% al 55%; la piattaforma interna Workplace si è riempita di commenti critici e meme di scherno. A far scattare la protesta, in particolare, il sospetto — diffuso tra i lavoratori — che un software di tracciamento dell’attività al computer, inclusi i tasti premuti, servisse in realtà ad addestrare gli stessi agenti IA destinati a sostituirli.
La pressione degli investitori
Sul piano ha pesato anche la reazione dei mercati: gli investitori hanno messo in discussione i ritorni di una spesa in infrastrutture per l’intelligenza artificiale stimata oltre 130 miliardi di dollari solo per il 2026 — una cifra che rischia di assorbire buona parte della liquidità operativa dell’azienda per l’anno.
Cosa resta del piano
Zuckerberg ha riconosciuto pubblicamente che la tecnologia degli agenti non ha “accelerato” quanto previsto, stimando in tre-sei mesi il tempo necessario per i prossimi miglioramenti, e si è impegnato a non procedere con licenziamenti aziendali su vasta scala “quest’anno”. Tra i dipendenti restano però i timori di tagli mirati, reparto per reparto, o di uscite motivate da valutazioni di performance.
Fonti: Reuters, The Globe and Mail, The Decoder.
Foto: Jeff Sainlar / Meta, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.





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