È l’ora. Alle 21 di mercoledì 3 settembre la Dies Natalis lascia il piazzale davanti alla chiesa di San Sisto e comincia il suo cammino di poco più di un chilometro verso il santuario di Santa Rosa, portata a spalla da 170 facchini.
Il percorso è quello di sempre: via Garibaldi, corso Italia, piazza del Plebiscito, via Cavour, poi la salita finale di via Santa Rosa, la più dura, dove la macchina viene portata di corsa. Le luci della città si spengono al passaggio, e restano accese solo quelle della Dies Natalis.
Cosa succede lungo il percorso
Il percorso è diviso in sei tratte, con altrettante soste: piazza Fontana Grande, piazza del Plebiscito, piazza delle Erbe, la chiesa del Suffragio e piazza del Teatro, prima della salita finale. A ogni fermata i facchini si ricompongono sotto la struttura e ripartono al comando del capofacchino, quest’anno Luigi Aspromonte, alla guida del Sodalizio presieduto da Massimo Mecarini.
La Dies Natalis, disegnata da Raffaele Ascenzi, è alta trenta metri e pesa oltre cinquanta quintali. Il Trasporto della Macchina di Santa Rosa è riconosciuto dall’Unesco come patrimonio immateriale dell’umanità, insieme alle altre grandi macchine a spalla italiane.
- 1Partenza — chiesa di San Sisto — Il piazzale davanti a San Sisto, accanto a Porta Romana: da qui la Macchina parte alle 21.
- 2Prima sosta — piazza Fontana Grande — La piazza della fontana duecentesca, oggi in restauro.
- 3Seconda sosta — piazza del Plebiscito — Davanti al palazzo dei Priori, sede del Comune.
- 4Terza sosta — piazza delle Erbe — Da qui comincia Corso Italia.
- 5Quarta sosta — chiesa del Suffragio — A metà del corso, all'incrocio con via della Sapienza.
- 6Quinta sosta — piazza del Teatro — Davanti al teatro dell'Unione, prima della salita.
- 7Arrivo — santuario di Santa Rosa — La salita finale di via Santa Rosa, affrontata quasi di corsa.
Aggiornamenti
Aggiornamento delle 23.10 — Il Trasporto è ancora in corso. La partenza da San Sisto è avvenuta più tardi delle 21 previste, e da lì la Macchina ha tenuto un ritmo di circa mezz’ora per tratta.
Gli orari qui sotto sono indicativi: nascono da due osservazioni dirette — alle 21.47 la Macchina era in via Cavour all’altezza di via Annio, alle 23.10 davanti alla chiesa del Suffragio — e dal ritmo ricavato fra le due.
- Prima sosta, piazza Fontana Grande: intorno alle 21.50
- Seconda sosta, piazza del Plebiscito: intorno alle 22.15
- Terza sosta, piazza delle Erbe: intorno alle 22.40
- Quarta sosta, chiesa del Suffragio: 23.10, la Macchina è qui
- Quinta sosta, piazza del Teatro: attesa intorno alle 23.40
- Arrivo al santuario: atteso intorno a mezzanotte
Il gesto di ogni sosta — A ogni sosta i facchini hanno eseguito un «sollevate e fermi» in più, il comando con cui la Macchina viene alzata sulle spalle: uno a ciascuna fermata del percorso, e ciascuno dedicato a una ricorrenza diversa. Fra queste il 1946, l’anno in cui il Trasporto tornò in strada dopo cinque anni di interruzione per la guerra: ottant’anni esatti.
Aggiornamento delle 23.20 — La Macchina ha raggiunto piazza del Teatro, la quinta e ultima sosta prima della salita finale verso il santuario. Il tratto dalla chiesa del Suffragio è stato percorso molto più in fretta dei precedenti: il ritmo si è stretto rispetto alla prima parte della serata.
Manca solo la salita di via Santa Rosa, che i facchini affrontano quasi di corsa.
Aggiornamento delle 23.58 — La Macchina è arrivata al santuario di Santa Rosa. Il Trasporto si è concluso senza intoppi.
I due «sollevate e fermi» fuori programma
Il Trasporto di quest’anno è caduto nell’ottantesimo anniversario della ripartenza del 1946, quando la Macchina tornò a sollevarsi sulle spalle dei facchini dopo i cinque anni di stop imposti dalla guerra. A piazza Fontana Grande, dopo aver appoggiato Dies natalis sui cavalletti, i facchini hanno ripetuto il «sollevate e fermi» in ricordo di quella ripresa.
Un secondo «sollevate e fermi» fuori programma è arrivato più tardi, sul sagrato della chiesa di Santa Rosa: ricordava il 3 settembre 1986, quando Armonia celeste si piegò durante la salita e furono i facchini a evitare che quella notte finisse in tragedia.
In piazza del Comune le girate sono state due, non una: una sorpresa anche per chi aspettava sotto il palazzo. Sono state dedicate alla memoria di Pio Marcoccia, ex sindaco di Viterbo scomparso quest’anno, e di Luigi Petroselli, sindaco di Roma morto quarantacinque anni fa.
Nel corso della serata sono stati ricordati anche don Ivo Bruni, per cinquantun anni parroco a Sant’Angelo in Spatha, Vito Ferrante, Claudio Cavallaro, Pietro Bevilacqua, Luciano Ilari, che disegnò il logo del Sodalizio, Cosimo Ilio Buffelli, vicepresidente dell’Avis, e Mario Ciucci. E i facchini mancati nell’ultimo anno: Ermanno Segatori, Tonino Pieracci, Enrico Miralli detto Righettone, Claudio Valeri e Mario Sanna.
Sotto la Macchina c’erano centosettanta facchini, fra cui undici al primo Trasporto e cinque nuovi ciuffi, guidati dal capofacchino Luigi Aspromonte, al suo terzo anno, con il Sodalizio presieduto da Massimo Mecarini. Il pensiero dei facchini è andato anche ai compagni fermi per infortunio, che questa volta non erano sotto Dies natalis: Alessio Fiorillo, Alessio Brachino, Massimiliano Di Marco, Matteo Cola e Pierpaolo Laureti.
Un passaggio che quest’anno è cambiato è quello di piazza del Teatro: le spallette aggiuntive non sono state montate durante una sosta davanti all’ex chiesa di Sant’Egidio, come nei due Trasporti precedenti, ma inserite senza fermarsi.
Questi passaggi sono stati seguiti dalla nostra redazione durante la diretta televisiva del Trasporto. Per l’elenco completo delle dediche chiederemo al Sodalizio dei facchini di Santa Rosa, e aggiorneremo l’articolo con la loro risposta.





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