Opinione — un contributo di Barbara Cangini.
Prova a chiedertelo mentre sei in giro per Viterbo con un bambino piccolo, o semplicemente perché ti è scappato: dove sono i bagni pubblici? La risposta, il più delle volte, è che non ci sono, o che quelli che esistono sono chiusi da anni.
Un servizio che manca proprio quando serve
Non è un dettaglio minore. Un bagno pubblico funzionante è un servizio essenziale per chi vive la città a piedi: genitori con bambini piccoli, anziani, persone con problemi di salute che richiedono un accesso rapido, turisti che passano ore tra il centro storico e i quartieri medievali senza un punto di riferimento. Nei giorni di mercato o durante gli eventi in piazza, quando l’affluenza aumenta, il problema si sente ancora di più.
Chiusi, non assenti
La cosa che colpisce di più non è nemmeno la mancanza in sé, quanto il fatto che in alcuni punti della città i bagni pubblici ci sarebbero già, come struttura: sono lì, chiusi, inagibili da tempo. Un servizio che esiste sulla carta ma non nei fatti è, per chi ne avrebbe bisogno, come se non esistesse — con la differenza che riaprirlo richiederebbe una manutenzione, non una nuova opera da progettare da zero.
Cosa si potrebbe fare
Alcune città hanno affrontato lo stesso problema con soluzioni miste: la riapertura e manutenzione ordinaria dei bagni comunali esistenti, ma anche convenzioni con bar ed esercizi commerciali del centro che mettono a disposizione i propri servizi igienici in cambio di un contributo comunale — il modello del cosiddetto “bagno amico”, già sperimentato altrove. Non serve inventare nulla: serve decidere che è una priorità, non un dettaglio che può aspettare.




Le opinioni espresse in questo contributo sono dell’autrice e non impegnano la redazione.





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