Mercoledì 4 novembre 2026Anno I · Edizione online

Centri storici che si svuotano: la diagnosi e la cura

3 min di lettura

Una casa in peperino con portone in legno nel quartiere medievale di Viterbo
Foto: Cronaca di Viterbo, centro storico, agosto 2026

Con questa puntata comincia «Diagnosi e cura dei centri storici», la rubrica dell’architetto Gianluca Bono: dieci problemi dei centri storici, uno per puntata, prima la diagnosi e poi la cura. I testi nascono dalla lezione che ha tenuto all’Università La Sapienza di Roma, nel corso di laurea in Gestione del processo edilizio, il 29 marzo 2022.

«Gli spazi esistono solo se ci sono gli uomini. E il problema dei centri storici, non solo in Italia ma ovunque, è che spesso non ci sono più gli uomini che ci vivono, ma solo uomini che li usano, che li sfruttano». In base a tale pensiero, troppe volte il centro storico si riduce ad una scenografia teatrale e, chiuse le attività, si svuota e si degrada. La sfida di chi amministra centri storici è coniugarne la tutela con la necessità di costruire spazi dove gli uomini possano vivere in maniera armoniosa, soddisfacendo i loro desideri e bisogni.

«Sostenere attività a dimensione d’uomo, rivitalizzare i centri storici e garantire servizi diffusi sul territorio sono priorità di una battaglia non difensiva, ma tesa ad affermare un modello di sostenibilità in cui bisogna credere e che si incarna proprio nei nostri centri».

«L’urbanistica contemporanea considera tale modello di residenzialità, articolato in centri di dimensioni medio piccole, con una elevata vivibilità e senza un eccessivo consumo di quel bene finito che è il territorio, il modello che si affermerà in futuro in Europa perché è il modello più sostenibile. Per questo rivitalizzare i centri storici rappresenta un ponte verso il futuro per evitare che questa peculiarità urbanistica possa essere compromessa».

Alberto Grohmann

Diagnosi: la desertificazione, perché la popolazione residente diminuisce

La cura

Riportare i servizi sociali nel cuore della città, finalizzati a:

  • innalzamento della qualità e della funzionalità della vita dei cittadini;
  • definizione di nuovi ambiti di utilizzo dei patrimoni immobiliari abbandonati, secondo un piano complessivo di riassetto e attrazione di nuove funzioni e attività, compreso l’Housing Sociale.

Censimento delle case sfitte, al fine di dare le stesse in uso a giovani coppie, residenti, attraverso anche incentivi fiscali per i proprietari, affinché tali dimore non siano solo finalizzate ad alloggi temporanei per studenti o per attività non conformi alle necessità della città, ma perché ri-portino stabilmente vita sociale e commercio nel cuore del Centro Storico.

Nella prossima puntata: l’indebolimento del commercio di prossimità.

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4 risposte a “Centri storici che si svuotano: la diagnosi e la cura”

  1. Avatar Tania
    Tania

    Veramente ho ascoltato richieste di acquirenti entusiasti di abitare in centro,ma disperati dal fatto che necessitano di box auto per le auto e le moto di famiglia.Non stalle sulla pubblica via,ma box privati da acquistare insieme alla amata casa

    1. Avatar Redazione
      Redazione

      Grazie Tania, è una testimonianza utile: la possibilità di avere un posto auto privato è una delle questioni che pesano di più su chi pensa di trasferirsi in centro storico. La rubrica dell’architetto Bono prosegue con gli altri problemi dei centri storici, uno per puntata.

  2. Avatar Gianluca Adami
    Gianluca Adami

    un ragionamento molto interessante, soprattutto l’ipotesi appena accennata dell’housing sociale andrebbe approfondita

    1. Avatar Redazione
      Redazione

      Grazie del commento. L’housing sociale è davvero un tema che merita un approfondimento a parte, perché tocca il punto da cui la serie parte: riportare chi abita nei centri storici.

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