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Il carcere di Mammagialla chiude la sezione 41 bis: i detenuti trasferiti a Cagliari

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Dettaglio ravvicinato di una finestra con inferriate metalliche su un muro anonimo, immagine simbolica non identificativa di un luogo specifico

La sezione a regime di carcere duro del carcere di Mammagialla, a Viterbo, ha chiuso definitivamente. Nell’ambito dell’operazione “Iride”, condotta dal Gruppo Operativo Mobile della Polizia Penitenziaria tra il 5 e il 6 settembre, i detenuti sottoposti al regime del 41 bis sono stati trasferiti dall’istituto viterbese al carcere di Cagliari-Uta, in Sardegna. Quanti fossero quelli partiti da Mammagialla non risulta dai comunicati diffusi finora: l’amministrazione penitenziaria ha reso noto il totale dell’operazione, non il dettaglio per istituto.

L’operazione, su scala nazionale, ha riguardato complessivamente 88 detenuti provenienti da nove istituti penitenziari, tra cui anche quello di Terni, la cui sezione 41 bis è stata chiusa nello stesso giorno. Al trasferimento hanno preso parte oltre 220 agenti della Polizia Penitenziaria, compresi i reparti specializzati Gom e Gio, con un dispositivo che ha messo in campo 65 mezzi su gomma organizzati in otto convogli, sette ambulanze, dieci voli militari, due velivoli della Guardia di Finanza e due droni per il monitoraggio aereo.

Perché è stata disposta la chiusura

Secondo quanto reso noto dal Corpo di Polizia Penitenziaria, l’obiettivo dell’operazione è duplice: da un lato evitare la promiscuità tra circuiti detentivi diversi, concentrando i detenuti al 41 bis in sezioni dedicate; dall’altro recuperare spazi detentivi negli istituti di partenza, tra cui Mammagialla. L’amministrazione penitenziaria ha inoltre indicato, tra le finalità della riorganizzazione, quella di indebolire la capacità di comando delle strutture di vertice della criminalità organizzata detenute, distribuendole in un numero minore di sedi specializzate.

Per Viterbo, la chiusura della sezione significa la fine di un capitolo che aveva caratterizzato per anni la storia del penitenziario intitolato a Nicandro Izzo, tra i più noti del Centro Italia per il livello di sicurezza. Gli spazi liberati dal trasferimento potranno ora essere destinati ad altre funzioni detentive dell’istituto.

Articolo di Redazione

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