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L’ex Banca d’Italia di Viterbo: vuota da un decennio, in vendita, e nessuno la compra

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Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale, non una fotografia reale dell edificio.

Un post pubblicato su Facebook da Mattia Ugolini sull’ex sede della Banca d’Italia di Viterbo ha raccolto in poche ore commenti e condivisioni, tra cui una risposta di Filippo Rossi che parla di “incapacità di pensare in grande” a proposito del modo in cui la città tratta i suoi vuoti urbani. Vale la pena separare i numeri, che sono verificabili, dal giudizio, che resta un’opinione condivisibile o meno.

L’edificio, in cifre

Il palazzo, tra largo Guglielmo Marconi e via Marconi, ha una superficie lorda di 8.672 metri quadrati su otto livelli (sei fuori terra più due interrati) per un’altezza di quasi 25 metri, con appena 78 metri quadrati di aree scoperte. È stato costruito tra il 1939 e il 1947 — i lavori partirono il 2 dicembre 1939, si fermarono per la guerra e ripresero nel settembre 1943. Questi dati non vengono dal post di Ugolini ma dalla scheda tecnica ufficiale che la Banca d’Italia ha pubblicato per la vendita, e coincidono con quanto scritto sui social.

La filiale ha chiuso nel 2016, in seguito al decreto ministeriale del 2015 che ha soppresso diciannove tesorerie della Banca d’Italia in tutta Italia. Da allora l’edificio è vuoto. Messo in vendita a metà 2025 insieme ad altre cinque ex sedi (Pisa, Savona, Ravenna, Pesaro, Brindisi), un primo tentativo d’asta è andato deserto a dicembre; la vendita è stata rilanciata a luglio 2026, sempre alla stessa base d’asta di 2,6 milioni di euro — circa 371 euro al metro quadro.

Un degrado che non è solo percezione

Il 7 marzo 2026 i vigili del fuoco sono intervenuti con un’autoscala per rimuovere frammenti di cornicione a rischio caduta, con il marciapiede transennato; un episodio simile si è ripetuto ad agosto. Non è quindi solo un giudizio estetico: il palazzo perde pezzi, ed è già stato oggetto di interventi di sicurezza concreti.

Cosa se ne potrebbe fare

Il dibattito su un possibile riuso non nasce oggi. L’ex vicesindaca Laura Allegrini ha proposto che sia il Comune ad acquistarlo per trasferirvi gli uffici comunali oggi sparsi in diverse sedi in affitto — il Comune ha messo a bilancio circa 403mila euro per il 2026 solo per queste locazioni sparse, mentre una parte degli uffici si sta già trasferendo nell’ex convento dei Carmelitani Scalzi in piazza Fontana Grande, restaurato, con trasloco previsto in autunno. Altre proposte circolate parlano di una sede universitaria o di un “Palazzo della Cultura” per la candidatura di Viterbo a Capitale della Cultura. A gennaio 2026 la Regione Lazio ha approvato una mozione, presentata dal consigliere Daniele Sabatini, per studiare l’acquisizione e la rigenerazione dell’edificio a uso pubblico.

Nessuna di queste strade si è ancora tradotta in una decisione. Nel frattempo il palazzo resta vuoto, in vendita da oltre un anno senza un acquirente, in un punto centrale della città a pochi passi dai parcheggi principali. Che la soluzione sia il Comune, la Regione, un privato o nessuno dei tre, il punto sollevato dal post di Ugolini regge comunque: un vuoto di queste dimensioni, nel cuore del centro storico, non è un dettaglio che la città può permettersi di ignorare a lungo.

Fonti: scheda tecnica Banca d’Italia sulla vendita degli immobili ex-filiali; Borsa Italiana/Teleborsa; quanto riportato dalla stampa locale tra il 2025 e il 2026.

Immagine di apertura generata con intelligenza artificiale, non una fotografia dell’edificio reale.

Articolo di Redazione

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