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Palazzo Donna Olimpia, ottocento anni di storia e un tetto che ha ceduto

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Palazzo Donna Olimpia a Viterbo, facciata principale con i due portoni: pietra annerita, finestre chiuse, nessun segno di attività

A pochi passi da Porta San Pietro, nel centro storico, si trova uno degli edifici più antichi di Viterbo: il Palazzo Donna Olimpia, chiamato anche Palazzo dell’Abate. Le sue origini risalgono al Duecento, quando fu la sede cittadina dei monaci cistercensi dell’abbazia di San Martino al Cimino. Nel Cinquecento il cardinale Francesco Piccolomini lo fece restaurare e ampliare; nel 1654 papa Innocenzo X Pamphilj lo donò alla cognata Donna Olimpia Maidalchini, che con il palazzo ricevette anche il titolo di principessa di San Martino.

Palazzo Donna Olimpia visto dal lato della torre medievale, con le finestre del piano nobile chiuse dalle inferriate
Il palazzo visto dal lato della torre medievale.

Oggi l’immobile è dichiarato inagibile e privo di una destinazione d’uso. Le finestre del piano nobile restano chiuse dalle inferriate originali, i vetri intatti ma senza alcun segno di vita dietro; sulla facciata si vedono ampie chiazze di umidità e pietra annerita. Il 29 marzo 2026 una parte del tetto è crollata.

Dettaglio di una finestra del palazzo con l'inferriata originale, vetri intatti ma nessun segno di vita all'interno
Le finestre del piano nobile restano chiuse dalle inferriate originali.

Il 9 aprile, in un sopralluogo, la Soprintendenza ha rilevato “grave degrado e abbandono degli ambienti” interni e ha definito “improcrastinabile” il trasferimento dei materiali archeologici degli scavi di Acquarossa, conservati nel palazzo, verso una sede della Soprintendenza a Oriolo Romano: il Comune non dispone di uno spazio adeguato per custodirli sul posto.

Il degrado non si ferma alle mura del palazzo. Nella piazzetta a fianco, quel che resta di un’antica fontana — ormai svuotata — è transennato e inaccessibile, con la parete alle sue spalle scrostata fino all’intonaco.

Quel che resta di un'antica fontana nella piazzetta accanto al palazzo, transennata e con la parete scrostata alle spalle
Nella piazzetta accanto, quel che resta di un'antica fontana è transennato e inaccessibile.

Della fontana transennata nella piazzetta accanto — la Fontana del cardinale Piccolomini, un monumento del 1463 — ci siamo occupati in un pezzo a parte.

Il 2 aprile il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia (Laura Allegrini, Gianluca Grancini, Matteo Achilli, Pietro Amodio) ha presentato una mozione per chiedere alla giunta di pubblicare un nuovo bando di project financing, con l’obiettivo di reperire le risorse per la ristrutturazione e individuare una funzione capace di restituire l’edificio alla città. Non è la prima volta che se ne parla: un progetto di recupero — un polo con alloggi per studenti universitari, biblioteca e spazi comuni, su oltre 5.500 metri quadrati — era già stato presentato alcuni anni fa, ma non è mai arrivato a realizzazione.

Nei mesi successivi al crollo l’amministrazione è tornata più volte a parlarne, senza però che venissero annunciati tempi certi per un intervento. Intanto il palazzo, che nella sua storia ha ospitato per decenni associazioni ed enti cittadini prima di essere sgomberato per motivi di sicurezza, resta chiuso e in attesa, a un passo da una delle porte più frequentate del centro storico.

In breve: Palazzo Donna Olimpia, edificio duecentesco vicino Porta San Pietro legato alla storia di Donna Olimpia Pamphilj, è dichiarato inagibile dopo il crollo di parte del tetto nel marzo 2026. La Soprintendenza ha rilevato grave degrado interno; anche la piazzetta accanto, con una fontana transennata, mostra segni di abbandono. Il Comune ha ricevuto una mozione per un nuovo project financing, ma senza tempi certi.

Articolo di Redazione

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