Partorire senza dolore, a Viterbo, si può. La partoanalgesia — l’anestesia epidurale applicata al travaglio — è attiva all’ospedale Santa Rosa, che la Asl definisce «il punto nascita della provincia di Viterbo». Non è un servizio che si chiede al momento del ricovero: va preparato durante la gravidanza, con una visita e un percorso informativo. Ecco come funziona, secondo quanto pubblica l’azienda sanitaria.
Che cos’è
La tecnica più usata è l’epidurale: un anestesista inserisce nella parte bassa della schiena un catetere sottile, attraverso il quale vengono somministrati farmaci antidolorifici a basse dosi, che agiscono soprattutto a livello locale. La donna può stare seduta o sdraiata su un fianco; l’ago viene rimosso subito, il catetere resta per tutta la durata del travaglio. Mamma e bambino sono monitorati per tutto il tempo.
Secondo la Asl, la riduzione del dolore porta con sé meno ansia e meno stanchezza, energie conservate per la fase di spinta e una migliore ossigenazione. Il catetere già posizionato, aggiunge l’azienda, può essere usato anche in caso di taglio cesareo urgente. Sul passaggio dei farmaci al feto l’azienda scrive che è minimo e che non si osservano differenze negli indici di benessere del neonato tra i bambini nati con o senza analgesia.
Come si prenota
Il passaggio obbligato è la visita anestesiologica, che si fa al reparto di Ostetricia e ginecologia del Santa Rosa, blocco B, piano 7. Non si prenota in ospedale: si passa da uno dei consultori familiari della provincia, di persona o per telefono, il lunedì e il giovedì dalle 11 alle 13.
Alla visita bisogna portare due cose: l’elettrocardiogramma fatto negli ultimi sei mesi e gli esami del sangue del terzo trimestre con le prove coagulative.
L’incontro del primo sabato del mese
Oltre alla visita c’è un incontro informativo aperto, il primo sabato di ogni mese dalle 10 alle 11, nella stessa unità operativa del Santa Rosa. Lo tiene l’equipe multidisciplinare — anestesisti, ginecologi, ostetriche, pediatri — e serve a spiegare come funziona la procedura e come è organizzato il servizio.
Quando non si può fare
L’epidurale può essere controindicata in caso di disturbi della coagulazione o delle piastrine, terapie anticoagulanti non sospese, infezioni nella zona della puntura lombare e alcune malattie neurologiche. È uno dei motivi per cui la valutazione va fatta prima, e non in sala parto.
Se non è possibile, restano altre strade: l’analgesia con protossido d’azoto, il gas che si inala durante le contrazioni, i farmaci per via endovenosa, che hanno però un effetto più generale, e le tecniche non farmacologiche — movimento e posizioni attive, massaggi, acqua, il supporto continuo dell’ostetrica.
La Asl invita a parlarne durante la gravidanza con il ginecologo, l’ostetrica e l’anestesista: «Essere informate è il primo passo per vivere il parto con serenità».
Fonte: Asl di Viterbo, pagina «La partoanalgesia nella Asl di Viterbo», aggiornata al 15 aprile 2026.
Foto: Arneb, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons. Immagine d’archivio, non riferita all’ospedale Santa Rosa.





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