Poco fuori dal centro di Viterbo, tra i campi che costeggiano la Strada Tuscanese, l’acqua sgorga calda dalla terra da almeno duemila anni. Il Bullicame, citato anche da Dante nell’Inferno, è la sorgente più celebre di un’area termale che gli etruschi e poi i romani conoscevano e frequentavano già in antichità.
Una tradizione più vecchia della città stessa
Le acque sulfuree della zona, che sgorgano a temperature vicine ai 40-58 gradi, alimentano oggi diverse piscine naturali e vasche libere, tra cui le più conosciute sono quelle nell’area delle Piscine Carletti: pozze scavate nella roccia calcarea, alimentate direttamente dalla sorgente, gratuite e aperte a chiunque voglia fare un bagno caldo in mezzo alla campagna.
È un’esperienza diversa da uno stabilimento termale tradizionale: niente ingressi, niente orari, solo l’acqua che sale dal sottosuolo esattamente come duemila anni fa. Proprio per questo il sito richiede più attenzione da parte di chi lo visita: niente rifiuti lasciati sulle rive, rispetto per chi c’è già, e prudenza nell’uso di un luogo naturale e non gestito.
Un pezzo di storia — e di geologia — che Viterbo porta ancora scritto nel nome: “Bulicame” indicava già nel Medioevo l’acqua che “bolle”, e a distanza di secoli continua a farlo, gratis, per chiunque voglia scoprirlo.
Foto: Angelmanxego, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.





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