Redazione, da un approfondimento di Bruno Pagnanelli. «Clima e città» riprende i suoi contenuti di divulgazione scientifica e li verifica alla fonte.
Bruno Pagnanelli, divulgatore che racconta meteo e clima sulla sua pagina, ha segnalato una situazione che i meteorologi seguono con attenzione: i modelli di previsione indicano la possibilità che, nei primi giorni di novembre, il vortice polare stratosferico si indebolisca bruscamente fino a rompersi. Se accadesse, sarebbe uno degli eventi di questo tipo più precoci mai osservati.
Che cos’è il vortice polare
Il vortice polare è una grande corrente di venti che, d’inverno, gira da ovest verso est attorno al Polo Nord, nella stratosfera, tra circa 15 e 50 chilometri di quota. Quando è forte e stabile tiene l’aria fredda confinata sopra l’Artico. Quando si indebolisce, si deforma o si divide in più parti, l’aria artica può scendere più facilmente verso le medie latitudini.

Il riscaldamento improvviso della stratosfera
Il fenomeno di cui si parla ha un nome tecnico: riscaldamento stratosferico improvviso, in inglese sudden stratospheric warming (SSW). In pochi giorni la temperatura della stratosfera sopra il Polo sale di decine di gradi e il vortice rallenta.
Per parlare di un evento «maggiore», secondo la definizione usata dai ricercatori, non basta che il vortice si deformi o si divida in due lobi: i venti medi a 60 gradi di latitudine nord e alla quota di 10 hectopascal, circa 30 chilometri, devono invertire la loro direzione, passando da occidentali a orientali.

Perché sarebbe un evento raro
Questi eventi avvengono di solito in pieno inverno, tra dicembre e marzo. A novembre sono rarissimi. Nel catalogo degli eventi maggiori della NOAA, che parte dal 1958, l’unico caso pienamente documentato a novembre è quello di fine mese del 1968. Anche alla fine di novembre 2025 c’è stato un forte disturbo del vortice, ma gli studi non sono concordi nel classificarlo come evento maggiore.
Per questo un evento maggiore nei primi giorni di novembre sarebbe un’anomalia: arriverebbe circa tre settimane prima del precedente del 1968. Le probabilità però variano molto da un modello all’altro, e fino a quando non si verifica resta una previsione.

Che cosa può significare per noi
Un vortice indebolito aumenta la probabilità che, nelle settimane successive, si verifichino discese di aria artica verso le medie latitudini: Europa, Stati Uniti, Asia. Non è però una regola: la risposta dell’atmosfera vicino al suolo è complessa e non sempre si manifesta. Come sottolinea Pagnanelli, non significa automaticamente gelo e neve, ma al più un periodo più freddo del normale.
C’è poi un altro elemento. Secondo il Climate Prediction Center della NOAA, nel Pacifico tropicale è in corso un El Niño che continua a rafforzarsi e che probabilmente sarà forte o molto forte almeno fino all’inizio del 2027. Gli studi mostrano che El Niño tende in media a indebolire il vortice polare, soprattutto nella seconda parte dell’inverno, anche se il legame non è automatico.
E intanto non piove
Pagnanelli richiama anche un dato che riguarda l’oggi: l’autunno è stato finora molto secco. Secondo l’Osservatorio europeo sulla siccità del programma Copernicus, a metà ottobre 2026 le condizioni di siccità restavano critiche in gran parte dell’Europa. E quando piove, spesso piove tutto insieme.

E a Viterbo?
Nessuno può dire oggi se e quando un eventuale riscaldamento della stratosfera avrà effetti sul tempo di Viterbo e della Tuscia: tra l’evento in quota e le conseguenze al suolo passano di solito alcune settimane, e spesso le conseguenze non arrivano affatto. Se arrivassero, si tradurrebbero in un inizio d’inverno più freddo del normale, non in un’ondata di gelo certa. Da qui la prudenza: è un’ipotesi da seguire, non una previsione per la città.
Più concreto, per la nostra zona, è il tema della pioggia. Un autunno secco pesa su campagne, falde e laghi della provincia, e le piogge brevi e intense che spesso lo interrompono non bastano a recuperare il deficit: come abbiamo raccontato parlando di alberi e caldo in città, il clima che cambia si vede anche nelle scelte quotidiane di una città come la nostra.
La situazione andrà seguita giorno per giorno: torneremo sull’argomento quando i dati diranno se l’evento si è verificato davvero.
Fonti. NOAA Chemical Sciences Laboratory, catalogo degli eventi SSW maggiori; NOAA Climate.gov, Understanding the Arctic polar vortex e El Niño and the stratospheric polar vortex; NOAA Climate Prediction Center, bollettino ENSO; EU Drought Observatory; ClimateReanalyzer; StratObserve. Lo spunto è tratto dal post di Bruno Pagnanelli.





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