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Vulci, dopo 40 anni si scava di nuovo sul porto perduto di Regisvilla

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Rovine dell'area archeologica di Vulci a Montalto di Castro, foto d'archivio del sito (Walter Gams, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons)

A Montalto di Castro si scava da lunedì scorso in località Murelle, dove per secoli è stato il porto della città etrusca di Vulci. È la prima campagna dopo oltre quarant’anni sul sito identificato con la Regae dell’Itinerarium Maritimum e con la Regisvilla citata da Strabone: lo scalo marittimo di Vulci, punto di scambio di merci, ceramiche e metalli con l’intero Mediterraneo.

Quarant’anni di silenzio

L’area era stata indagata solo parzialmente tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta dall’Istituto di Topografia antica della Sapienza, che riportò alla luce strutture etrusche, tracce di una villa romana di prima età imperiale e alcune sepolture. Il vincolo archeologico è del 1985. Al largo, a circa trecento metri dalla linea di costa attuale, erano state individuate strutture sommerse interpretate come opere portuali.

A rimettere in moto le cose sono state le indagini geofisiche del 2024, condotte da Eastern Atlas e dalle università di Friburgo e Magonza: hanno confermato la presenza di un insediamento etrusco a carattere commerciale, frequentato anche da greci e fenici, organizzato in isolati secondo un preciso criterio urbanistico. I risultati preliminari sono stati presentati al convegno dell’Istituto nazionale di studi etruschi e italici.

Cosa si cerca adesso

La nuova campagna punta a verificare col metodo stratigrafico quello che le indagini non invasive hanno solo suggerito: riconoscere le strutture, capire come si succedono nel tempo, leggere l’impianto urbanistico del quartiere portuale. La Soprintendenza parla di ricerche su ampia scala previste per i prossimi anni: questa è la prima.

La direzione scientifica è della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale, con la soprintendente Margherita Eichberg e l’archeologa Simona Carosi, insieme alla Fondazione Vulci, che gestisce il parco naturalistico e archeologico. Lo scavo ha il supporto dell’Università Federico II di Napoli, con il professor Rodolfo Brancato, e la collaborazione delle università di Friburgo e Magonza e dello University College London. Le analisi sui reperti sono affidate a specialisti di altri atenei: i metalli a Sassari, l’archeozoologia alla Sapienza, la paleobotanica a Ferrara.

In parallelo, il team di archeologia subacquea della Soprintendenza, con il Nucleo carabinieri subacquei di Roma, sta effettuando nuove ricognizioni nel tratto di mare davanti al sito. Il progetto si svolge in sinergia con il Comune di Montalto di Castro.

Fonte: Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale, comunicato del 4 settembre 2026.
Foto: Walter Gams, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.

Articolo di Redazione

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