Ci sono libri che vanno letti ed altri studiati. Tra questi ultimi: «Elena Granata, La città è di tutti. Ciò che ha valore non ha prezzo, Einaudi 2026». Granata è forse la migliore urbanista attualmente in Italia, perché esprime le più convincenti motivazioni che spingono, nonostante tutto, ad occuparsi delle città in questo momento difficile e poco appassionante. La sua raccolta non è solo ampiamente documentata, con esemplificazioni di «città virtuose», ma è anche un prontuario essenziale di sopravvivenza. Insomma, la Granata affronta ogni aspetto della quotidianità, un po’ alla maniera dei grandi Maestri di un tempo che ci insegnavano a leggere la realtà urbana davvero con occhio architettonico, senza complessi o inibizioni, in modo colto mai inconsistente. Anteponendo le analisi urbane quali campi di studio essenziali, prive di formule preconcette, contrarie alla superficialità (cosa oggi purtroppo frequentissima e in gran voga), misconosciute ai più che hanno smesso da tempo di studiare. Nel suo contributo, tra le mille suggestioni che indica, vi è l’idea precisa di come interpretare le diversità delle città che si possono mirare, rimirare, ammirare ed anche perché mai esse debbano attrarre ovvero tirare verso di sé, conquistare — capitali, risorse, turisti, investimenti, talenti, studenti —… Ma in molti discorsi politici, il verbo attrarre ha finito per sostituire del tutto il verbo accogliere che significa invece «raccogliere verso di sé, prendersi cura, predisporre le condizioni affinché chi arriva possa realmente trovare spazio, servizi, relazioni e qualità della vita» (pag. 214).
C’è una grande differenza, tra i concetti appena esposti e le realtà urbane di oggi. Anche i cosiddetti centri minori (che potrebbero a buon titolo sperimentare e applicare lodevolmente, almeno in parte, propositi analoghi) praticamente non fanno nulla di convincente, se non l’ordinaria e, solo in parte, straordinaria manutenzione: nessuna visione lungimirante, nessuna politica urbana per il bene dei cittadini, considerati elettori e non fruitori di beni che gli appartengono. Laddove i politici dimenticano che la delega, che fu loro consegnata, comprendeva la valorizzazione della città e cioè che essa divenisse migliore di come era prima (al momento della delega). Ma tutto ciò è un sogno non realizzato, il cittadino medio è depresso e scontento, usufruisce di servizi sicuramente migliori di quelli della grande città ma non all’altezza, pagando un prezzo altissimo per la qualità della sua vita, spesso confusa e disordinata. Insomma, connotata da quella sciatteria alla quale alcuni (pochi) non si rassegnano, mentre altri (i più) si adagiano comodamente senza reagire. E poi tanti (troppi) annunci e molte promesse mai mantenute…






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