Venerdì 16 ottobre 2026Anno I · Edizione online

Valle Faul e il problema degli spazi senza uso

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Valle Faul a Viterbo: prati secchi e vuoti, il parcheggio pieno di auto e sullo sfondo il Palazzo dei Papi

Valle Faul è uno spazio centrale che Viterbo utilizza poco e male. Dentro le mura, sotto il duomo di San Lorenzo, dispone di verde, collegamenti pedonali e una prospettiva sulla città che meriterebbe maggiore frequentazione. Prevale invece l’uso di passaggio: si parcheggia, si attraversa, si prende l’ascensore.

Nella sistemazione dell’area si intravede un’idea di città rimasta incompleta. Sono state organizzate le superfici e migliorati i collegamenti, ma l’uso quotidiano appare irrisolto. I prati restano vuoti, sulle scale si ferma qualcuno, le automobili occupano gli spazi disponibili. La distanza tra progetto e gestione è evidente.

Due ascensori e i parcheggi esterni a pagamento agevolano l’accesso. Non bastano a rendere frequentata la valle. Occorrono attività e servizi che giustifichino la permanenza, insieme a regole che rendano compatibili i diversi usi. Altrimenti l’area continua a funzionare soprattutto come accesso al centro storico.

Il parcheggio selvaggio è una conseguenza di questa debolezza. Dove la destinazione collettiva resta incerta, la sosta si allarga. Superfici utilizzabili per mercati, manifestazioni e iniziative pubbliche vengono assorbite dall’uso più immediato. Una scelta urbanistica finisce così per essere sostituita dalla consuetudine.

Confindustria, Fondazione Carivit e incubatore di idee rappresentano presenze che hanno riconosciuto le possibilità del luogo. Sarebbe ragionevole coinvolgerle in una programmazione capace di estendersi agli spazi esterni. La concentrazione di soggetti e attività nella stessa area dovrebbe produrre qualche effetto anche sulla sua vita pubblica.

Servono appuntamenti ricorrenti, autorizzazioni comprensibili, responsabilità definite e manutenzione. Un mercato periodico o un calendario di iniziative possono essere messi alla prova senza attendere un altro intervento edilizio. La verifica è concreta: quante persone partecipano, quanto si trattengono, come viene utilizzata l’area nei giorni ordinari.

Le poche presenze sulle scale, talvolta accompagnate dal consumo di alcol, diventano facilmente il bersaglio della discussione sul degrado. Ma la marginalità non spiega perché il resto della città sia assente. Richiede interventi propri, mentre la scarsa frequentazione chiama in causa anche la gestione dello spazio. Confondere i due problemi consente di evitare il secondo.

Valle Faul pone dunque una domanda amministrativa precisa: quale funzione deve svolgere nella città e chi deve garantirla? Prima di realizzare altri spazi dichiarati fruibili, conviene rendere effettivamente utilizzati quelli esistenti. La qualità di un intervento si misura anche negli anni successivi alla consegna.

Persino fermarsi a osservare la luce del tramonto su San Lorenzo dovrebbe rientrare nell’uso normale del luogo. Perché questo accada occorrono condizioni semplici: pulizia, sedute, accessi ordinati e una frequentazione diffusa. Sono obiettivi di gestione, sui quali è possibile individuare responsabilità e valutare risultati.

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