Opinione — un contributo di Luca Sarcone.
Il centro storico di Viterbo non è nato per le automobili. Strade strette, pensate per il passo di chi cammina, oggi si trovano a reggere un traffico che non era previsto: auto in transito, auto in sosta, motori accesi tra palazzi medievali che non erano fatti per assorbire rumore e smog. Vale la pena chiedersi se non sia il momento di limitare l’accesso ai soli residenti.
Quello che il traffico porta con sé
Non è solo una questione di comodità. Il traffico veicolare nel cuore della città comporta effetti concreti, tutti documentati altrove in centri storici simili al nostro: inquinamento che si deposita su facciate e monumenti pensati per durare secoli, non per essere esposti agli scarichi; pericolo per chi cammina in strade dove marciapiedi spesso non ci sono, e dove pedoni e veicoli condividono lo stesso spazio ristretto; rumore che si somma a quello già presente e che rompe l’atmosfera che dovrebbe essere il primo motivo per visitare un centro storico; decoro compromesso da file di auto parcheggiate davanti a facciate, fontane, portali che meriterebbero di essere guardati senza un cofano in primo piano.
Una proposta, non una novità
Restringere l’accesso ai soli residenti — con permessi per carico/scarico, disabili ed emergenze, come già avviene in molti altri centri storici italiani — non è un’idea eccentrica: è il modello scelto da diverse città di dimensioni e caratteristiche simili a Viterbo, proprio per restituire gli spazi a chi cammina e a chi visita. L’effetto atteso è duplice: più spazio e sicurezza per la circolazione pedonale, e un’esperienza migliore per chi arriva in città da turista, in un momento in cui Viterbo punta anche sulla candidatura a Capitale della Cultura.
Le domande aperte, per onestà
Una misura così ha bisogno di essere pensata bene, non annunciata e basta: come si gestiscono i rifornimenti alle attività commerciali? Come si tutelano i residenti che oggi usano l’auto per necessità, non per abitudine? Serve un sistema di permessi chiaro, magari graduale, con una fase di transizione. Ma il punto di partenza — chiedersi se il traffico privato debba avere la priorità su un centro storico che vive di turismo, commercio di prossimità e qualità della vita di chi ci abita — resta, secondo chi scrive, una domanda a cui vale la pena rispondere.
Le opinioni espresse in questo contributo sono dell’autore e non impegnano la redazione.
Immagine di apertura generata con intelligenza artificiale, non una fotografia.





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