La gara tra Stati Uniti e Cina per ottenere il primato sull’intelligenza artificiale (IA) porta a toni esasperati nel dibattito pubblico.
L’ultima detonante uscita è quella di Jacob Stokes, ex funzionario della Casa Bianca, ora vice-direttore dell’Indo-Pacific Security Program presso il Center for a New American Security (CNAS).
Per impedire alla Cina di raggiungere l’obiettivo dell’intelligenza artificiale generale, uguagliando e superando quella umana, gli Stati Uniti dovrebbero prendere in considerazione anche l’idea di attaccare militarmente i data center cinesi. Jacob Stokes dixit, come riporta il South China Morning Post.
Un atteggiamento bellicoso, dunque, che si inscrive in un contesto di scontro per il primato tecnologico globale tra Washington e Pechino che si va via via inasprendo.

Cosa sono i data center
I data center sono grandi strutture fisiche di gestione ed elaborazione di dati. Tutto ciò che si fa sul cellulare, tutto ciò con cui si interagisce con un computer comincia e finisce in un data center.
Sono una delle principali infrastrutture strategiche su cui si regge l’economia digitale moderna e la crescita dei paesi avanzati. Senza i data center, che diventano sempre più giganteschi, non si potrebbero avere piattaforme e app digitali, i servizi cloud e tutte le tecnologie alla base della società moderna compresa l’intelligenza artificiale che richiede grandi strutture di calcolo ed elaborazione di dati per addestrare i modelli più all’avanguardia e per processare le risposte date in tempo reale agli utenti di ChatGPT o Claude.
Primato assoluto degli Stati Uniti
Gli Stati Uniti sono di gran lunga il paese con il maggior numero di data center dislocati sul territorio. Ne hanno 4423 contro i 376 della Cina, stando ai dati di Data Center Map. Pechino, tuttavia, ha messo in atto un imponente programma di espansione guidato dallo Stato attraverso il quale si ripropone di colmare il divario con gli Usa e paesi come Gran Bretagna, Germania e Francia (vedi grafico di Statista).

Guerra fredda dell’intelligenza artificiale
La rivalità tra le due potenze dominanti sullo scacchiere internazionale in tema di sviluppo dell’IA è un fattore che connota il quadro geopolitico. Tanto che è stato coniato il termine «guerra fredda dell’intelligenza artificiale», paragonando la competizione tra Usa e Cina a quella storica tra Washington e Mosca.
L’espressione compare per la prima volta in un articolo della rivista Wired del 2018 facendo emergere i timori di un rapido rafforzamento di Pechino nel settore IA in grado di consolidare il regime autoritario e dare impulso al progresso bellico. Dato che l’intelligenza artificiale è una tecnologia innovativa dual-use, applicabile sia in ambito civile sia militare, l’impostazione orientata ad evidenziare l’emergere di una nuova guerra fredda ha un chiaro risvolto di sicurezza nazionale.
È altrettanto evidente che dietro una narrativa del genere, che alimenta la tensione tra Cina e Usa, si nascondono e si muovono anche gli interessi dell’industria tech americana.
Pax Silica vs W.A.I.C.O.
Il conflitto sulla leadership in materia di intelligenza artificiale si è trasformato in un fattore di riorganizzazione dello schieramento degli Stati e di divisione in ambito geopolitico.
Emergono due visioni e due campi concorrenti che si compattano intorno a Stati Uniti e Cina.
Da un lato, l’amministrazione Trump ha nel dicembre 2025 lanciato l’iniziativa Pax Silica, costruendo un’alleanza di paesi, tra cui l’Italia, focalizzata sulle basi materiali dell’intelligenza artificiale (semiconduttori, minerali critici come le terre rare, infrastrutture e sistemi produttivi avanzati).

Dall’altro, la Cina ha, nel luglio 2026, dato impulso alla costituzione di WAICO, organizzazione mondiale di cooperazione sull’intelligenza artificiale con sede a Shanghai che raggruppa 37 Stati con l’obiettivo di promuovere una governance internazionale per una IA sicura ed equa.
Il rischio è che si possano creare due ecosistemi inconciliabili e giustapposti che abbiano norme e standard differenti sui modelli IA a seconda della partecipazione ai diversi campi di appartenenza.
Nondimeno, questa differenziazione potrebbe non sfociare in un isolamento di blocchi separati e giustapposti. L’imminente visita in programma a settembre a Washington tra il presidente Usa Donald Trump e l’omologo cinese Xi Jinping potrebbe gettare le basi per una collaborazione su aree critiche dello sviluppo dell’intelligenza artificiale, specialmente in materia di sicurezza.





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