Venerdì 16 ottobre 2026Anno I · Edizione online

Acqua inquinata, non potabile e bollette sempre più care: comitati e associazioni convocano un’assemblea popolare a Viterbo

, ,

4 min di lettura

La Fontana Grande di Viterbo, in pietra, con l’acqua che sgorga dalle bocche dei leoni

La crisi della gestione dell’acqua richiederebbe un’azione tempestiva da parte degli amministratori locali e delle istituzioni che invece latitano e non rispondono alla cittadinanza.

Eppure, sono sempre più frequenti le ordinanze di non potabilità che vietano il consumo idrico alla popolazione perché inquinata da enterococchi, colibatteri, fluoruri e arsenico. L’ultima quella che ha riguardato la rete idrica rurale Rio Trai, recentemente revocata.

Per questa ragione, il Comitato non ce la beviamo, insieme all’Associazione Consumatori A.Ba.Co. ha deciso di promuovere la convocazione di un’assemblea popolare il 17 ottobre in Piazza del Plebiscito a Viterbo per affrontare e discutere pubblicamente la questione.

«Siamo davanti a una situazione veramente critica del servizio idrico – sostiene Paola Celletti, coordinatrice del Comitato non ce la beviamo – ma nonostante le ripetute richieste rivolte al sindaco Chiara Frontini e all’amministrazione di indire un consiglio comunale straordinario aperto niente si è mosso su questo fronte».

«Non si può trattare questo tema nelle sedi istituzionali: manca discussione e trasparenza» – rincara la dose.

A Viterbo nel 2026, sono state emanate diverse ordinanze di non potabilità, a pochi mesi di distanza le une dalle altre, che hanno interessato vaste zone della città. Ma, guardando le rilevazioni dell’ASL sulla presenza di arsenico, se non si sfora il limite legale (μg 10 per litro), i valori rimangono alti, prossimi ai termini consentiti dalla legge – sottolinea Paola Celletti.

Con rischi concreti per la salute delle persone e delle famiglie viterbesi. Perché si sa che l’arsenico fa male anche a dosi inferiori a quelle stabilite dalle norme in caso di esposizione cronica. Lo spiegherà in piazza la dottoressa Antonella Litta, esponente dell’Associazione Medici per l’Ambiente, che sostiene una proposta di legge presentata nel parlamento italiano con l’obiettivo di abbassare il valore massimo ammesso di arsenico nelle acque destinate al consumo umano a 5 microgrammi per litro (5 μg/L).

Ancora più critica è la situazione nella provincia di Viterbo – sottolinea Paola Celletti. A Caprarola e Ronciglione le ordinanze di non potabilità dell’acqua si ripetono da anni.

Oltre, quindi, al problema strutturale di salute pubblica, le bollette sono sempre più salate. Malgrado l’acqua non sia sempre più inquinata e non potabile i costi a carico dei cittadini crescono. Il servizio fornito dal gestore Talete è inadeguato e, pertanto, si può contestare, secondo Paola Celletti, un «inadempimento contrattuale».

La partecipazione all’assemblea popolare di A.Ba.Co. è, sotto questo aspetto, significativa. L’associazione dei consumatori ha intrapreso un’azione legale collettiva contro Talete S.p.A., di cui il sindaco di Viterbo è maggiore azionista, per la gestione di un servizio idrico considerato carente e inefficiente, caratterizzato da frequenti interruzioni e bollette elevate.

«Siamo davanti a un modello privatistico dell’acqua fallimentare» – è il giudizio categorico e drastico di Paola Celletti.

«La gente – prosegue – non si fida a bere dal rubinetto e va a comprare l’acqua minerale al supermercato e, per di più, deve pagare bollette più care».

Bisogna cambiare rotta, insomma, e affrontare il problema fuori dalle stanze chiuse di circoli di potere ristretto in cui viene confinato.

«Occorre ragionare sul superamento del modello del gestore unico Talete S.p.A., inefficiente e inefficace, e riportare la gestione dell’acqua in mano ai territori attraverso aziende di diritto pubblico. Al tempo stesso – puntualizza Paola Celletti – va data attuazione alla legge n. 5 del 2014, che recepisce i contenuti del referendum del 2011, istituendo gli ambiti di bacino idrografico che consentono di rimettere la gestione ai territori».

Da questo punto di vista, il Comitato non ce la beviamo è contrario all’istituzione di un ATO unico regionale del Lazio, con conseguente gestore unico, in quanto rappresenterebbe un ulteriore accentramento di potere nel cui quadro i territori avrebbero ancora meno importanza mentre i cittadini avrebbero meno possibilità di far sentire le loro esigenze.

Bocciata, in coerenza con l’idea della gestione pubblica dell’acqua, anche la gara per la cessione del 40% delle quote di Talete a una società privata, procedura peraltro in fase di stallo.

«Talete, in questo momento, è priva di una vera governance – conclude Paola Celletti. E ciò è sintomo di un fallimento del modello privatistico che dobbiamo superare. Lo spirito dell’assemblea popolare del 17 ottobre è richiamare gli amministratori ai loro doveri verso la cittadinanza».

Leggi anche

Foto: Sailko, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons (ritagliata, con un passante e una targa sfocati).

Segnala un errore in questo articolo

0 risposte a “Acqua inquinata, non potabile e bollette sempre più care: comitati e associazioni convocano un’assemblea popolare a Viterbo”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *