La chiamano “la città che muore” da più di un secolo, eppure Civita di Bagnoregio non ha mai attirato così tanti visitatori come oggi. Il borgo sorge su uno sperone di tufo isolato dal resto dell’altopiano, raggiungibile solo a piedi lungo un ponte pedonale lungo circa 300 metri: un’immagine che da sola vale il viaggio.
Un paesaggio che si consuma, un borgo che resiste
Il nome “città che muore” nasce dall’erosione dei calanchi argillosi su cui si regge Civita: un fenomeno naturale che nei secoli ha ridotto l’altopiano a una piccola isola di roccia. Oggi il borgo conta pochi residenti stabili, ma un flusso costante di visitatori italiani e stranieri, attratti tanto dal paesaggio quanto dal centro storico, rimasto quasi intatto tra vicoli etruschi, la piazza principale e la Porta Santa Maria, uno dei pochi accessi rimasti della città medievale.
Il biglietto d’ingresso, introdotto anni fa per gestire i flussi turistici, finanzia oggi la manutenzione del borgo e del ponte di accesso: un caso spesso citato come esempio di come il turismo, se regolato, possa diventare uno strumento di tutela invece che una minaccia.
Da Viterbo si raggiunge in meno di un’ora d’auto, e resta uno dei biglietti da visita più riconoscibili di tutta la Tuscia: capita spesso che chi viene da fuori regione conosca Civita ancora prima di conoscere Viterbo stessa.
Foto: Atehercam, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.





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