A maggio, per un fine settimana, il centro di Viterbo si è riempito di fiori. Grandi margherite di stoffa, girasoli finti, rami secchi con fiori di plastica posati sull’asfalto, due manichini vestiti di tulle davanti a un cantiere recintato. Su una grata, legato col filo, un fiore fatto con sei piatti di plastica rosa. In mezzo alla strada, divani e poltrone, davanti a serrande abbassate.

Non è una critica a chi ci ha messo tempo e fatica: allestire una via costa lavoro, e qualcuno l’ha fatto. È una domanda su che città vogliamo mostrare a chi viene a trovarci. Perché quei fiori dicevano una cosa precisa: che per sembrare bella, Viterbo deve travestirsi.
La vetrina e il retrobottega
Il fine settimana passa, gli addobbi si smontano, e la città resta quella di tutti i giorni. A pochi passi, in corso Italia, le vetrine vuote con il cartello «Affittasi» non le copre nessun fiore. Nei vicoli di San Pellegrino, il quartiere che tutti fotografano, una mattina di agosto non c’era nessuno.

Raccontare che va tutto benissimo non cambia niente di tutto questo. Anzi, lo nasconde. Come abbiamo scritto analizzando i numeri della tassa di soggiorno, la crescita del turismo a Viterbo c’è, ma è più piccola di come viene raccontata, e nel primo semestre del 2026 l’incasso della tassa di soggiorno è sceso. Chi lo fa notare non è un disfattista: è qualcuno che vuole sapere come stanno le cose prima di decidere cosa fare.
Il turismo è un mestiere
Il turismo non è un hobby e non è una festa di quartiere. È un mestiere, che chiede di leggere i dati, conoscere chi arriva e perché, sapere cosa cerca e cosa trova. Chi ne parla in pubblico, e ancora di più chi organizza eventi nelle sue strade, dovrebbe avere competenze e risultati da mostrare, non solo entusiasmo.

L’entusiasmo serve, ma da solo produce questo: una città allestita per una foto, che dopo il fine settimana torna com’era. Chi ripete che Viterbo è bellissima ha ragione. È proprio per questo che non ha bisogno di essere addobbata con la plastica.
I fiori che Viterbo ha già
I fiori veri, Viterbo li ha già. Sono il peperino delle scale esterne di San Pellegrino, le fontane a fuso, i chiostri, le logge, i giardini delle ville a pochi chilometri. Sono le botteghe che resistono e quelle che potrebbero riaprire. Hanno bisogno di cura tutto l’anno, non di un fine settimana: strade pulite, palazzi restaurati, negozi aperti, un’accoglienza fatta da persone preparate.

È meno spettacolare di un divano in mezzo alla strada e non finisce in una foto da condividere. Ma è l’unica cosa che fa tornare chi è venuto una volta. Viterbo non ha bisogno di fiori finti. Ha bisogno di qualcuno che curi quelli veri.





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