Opinione — un contributo di Leonardo Pacini.
L’estate più lunga e il sapore del riscatto
Non è stata un’estate come le altre per i tifosi gialloblù. Tra attese burocratiche snervanti e colpi di scena, il calcio a Viterbo ha rischiato di rimanere in bilico. Poi, la svolta: l’operazione conclusa dal patron Piero Camilli ha permesso l’acquisizione del titolo sportivo, garantendo alla città il ritorno sul palcoscenico nazionale della Serie D. Più che una semplice iscrizione, è una vera e propria storia di redenzione sportiva per un’intera comunità che non ha mai smesso di crederci.
Preparazione e mercato: una corsa contro il tempo
Partire col fiato sospeso fino ad agosto inoltrato non è mai facile. La preparazione estiva è stata un concentrato di fatica e tattica, con l’urgenza di amalgamare un gruppo nato e plasmato in poche settimane. La dirigenza si è mossa su un doppio binario: blindare il reparto dei giovani “under” (obbligatori e decisivi in questa categoria) e innestare giocatori di spessore in grado di reggere il peso e le aspettative della maglia.
Le prime indicazioni sul campo
In questa fase embrionale, la formazione è inevitabilmente un cantiere aperto. Per affrontare le proverbiali insidie del Girone G — storicamente molto fisico e ricco di caldissime trasferte campane e sarde — l’assetto dovrebbe poggiare su una difesa a quattro solida e un centrocampo di grande densità. Sarà fondamentale incanalare subito l’entusiasmo della piazza per trasformarlo in benzina per le gambe dei giocatori.
Gli obiettivi della stagione
Volare bassi, ma con l’orgoglio di chi non si accontenta di fare da comparsa. L’obiettivo primario è consolidare la categoria, costruendo una salvezza tranquilla che faccia da fondamenta per il futuro. Ma si sa, a Viterbo la passione si accende in fretta. Questo primo fischio d’inizio ci dirà quanta fame ha davvero il Leone.





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