Chi cammina per la prima volta nel quartiere di San Pellegrino, nel cuore del centro storico di Viterbo, si ritrova senza preavviso nel Medioevo. È uno dei nuclei medievali meglio conservati d’Italia, e non serve immaginazione per crederlo: bastano gli occhi, alzati verso le facciate di peperino.
I profferli, l’architettura che si vede da fuori
L’elemento che riconosce chiunque abbia visto una foto di Viterbo è il profferlo: una scala esterna in pietra che sale dritta al primo piano, spesso coperta da un piccolo tetto a loggia. Nato per necessità — separare l’ingresso della casa da quello della bottega o della stalla al piano terra — è diventato negli anni il tratto distintivo dell’intero quartiere, insieme ad archi a sesto acuto, torri e vicoli che si stringono all’improvviso.
La zona si è conservata quasi intatta perché per secoli è rimasta ai margini dello sviluppo della città, un destino che si è poi rovesciato: quello che poteva essere trascuratezza è oggi la ragione per cui San Pellegrino è tra le mete più fotografate della Tuscia.
Attorno alla piazza omonima, tra le case-torri e le targhe che raccontano nomi antichi delle vie, il quartiere vive ancora: bar, piccole botteghe, e un ritmo che d’estate si allunga fino a tarda sera. Passeggiarci senza meta, guardando in alto più che avanti, resta il modo migliore per scoprirlo.
Foto: SiBen9, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.





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