Venerdì 16 ottobre 2026Anno I · Edizione online

Troppi negozi chiusi, e quelli aperti spesso non parlano il linguaggio del centro storico

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Corso Italia a Viterbo: lo storico Caffe Schenardi con le serrande abbassate e negozi sfitti con cartelli affittasi

Opinione — un contributo di Luca Sarcone.

Camminando per il centro storico di Viterbo, due cose saltano all’occhio insieme: quanti negozi sono chiusi, saracinesche abbassate e cartelli “affittasi” che restano lì per mesi, e quanto, tra quelli aperti, pochi sembrano davvero parlare il linguaggio del luogo in cui si trovano.

Il problema non è solo lo sfitto

Un locale vuoto in una via del centro non è solo un problema economico per chi lo possiede: è un vuoto nel tessuto che tiene viva una strada, un motivo in meno per attraversarla a piedi. Ma il problema ha anche un altro lato, meno discusso: tra le attività che restano aperte, molte sono commercio generico, sostituibile — lo stesso negozio potrebbe stare in qualsiasi periferia di qualsiasi città, senza nessun legame con l’identità del posto. Un centro storico che vive di turismo e di commercio di prossimità avrebbe bisogno del contrario: botteghe artigiane, attività legate al territorio, negozi che diano un motivo per venire proprio lì.

Perché succede

Non è un caso isolato né una colpa di chi apre un’attività: aprire una bottega artigiana richiede investimenti, tempo di avviamento e margini che il commercio generico spesso non ha bisogno di garantire nello stesso modo. Senza un intervento che renda conveniente scegliere quel tipo di attività — affitti calmierati per chi apre botteghe artigiane o di prodotti locali, ad esempio, come sperimentato in altri centri storici italiani — il mercato tende naturalmente verso ciò che costa meno aprire e mantenere, non verso ciò che meglio si integra con il luogo.

Cosa si potrebbe fare

Alcune città hanno provato a invertire la tendenza con incentivi mirati: sgravi sull’affitto o sulla Tari per chi apre attività artigianali o legate ai prodotti del territorio nei locali sfitti da più tempo, un dialogo strutturato tra Comune e associazioni di categoria per capire cosa serve davvero al centro, vetrine e spazi promozionali per l’artigianato locale. Non sono soluzioni miracolose, ma sono la differenza tra lasciare che il commercio del centro si formi per caso e provare a orientarlo verso quello che il centro storico, per essere davvero vissuto, avrebbe bisogno di avere.

Le opinioni espresse in questo contributo sono dell’autore e non impegnano la redazione. Immagine di apertura generata con intelligenza artificiale, non una fotografia.

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