Lo sviluppo frenetico dell’intelligenza artificiale (IA) e la costruzione di enormi data center avrà come effetto una crescita massiva dei rifiuti elettronici anche tossici. Uno tsunami di centinaia di milioni di tonnellate di apparecchiature elettroniche che, se messe in container collocati uno accanto all’altro, farebbero il giro della Terra quasi sei volte.
Non ci sono, dunque, soltanto i rischi sull’occupazione, sulla bolla economica e sul consumo idrico o addirittura sull’estinzione dell’umanità a causa dell’intelligenza artificiale, argomenti che tengono banco nel dibattito in questi giorni.
Ma, come evidenziato nel libro bianco «How Big is The AI Waste Wave», a cura dell’organizzazione ambientalista no-profit Basel Action Network (BAN), c’è anche la questione dei rifiuti generati dal boom mondiale dei data center IA.
Perché, oltre alla parte software, l’intelligenza artificiale è un sistema di componenti fisiche, o apparati materiali (hardware) in grado di sostenere il funzionamento dei programmi e della produzione.
È da questo lato che proviene e proverrà sempre più l’enorme mole di rifiuti elettronici il cui numero fino ad oggi è stato sottodimensionato. Riducendo, pertanto, la portata del problema, secondo Jim Puckett, fondatore di BAN e autore della ricerca.
Uno tsunami di rifiuti IA
Estendendo i calcoli a tutto lo spettro dell’hardware IA, si stima che ogni anno potrebbero essere dismesse da 8,6 a 13,1 milioni di tonnellate di apparecchiature elettroniche derivanti dal settore dell’intelligenza artificiale, un quantitativo da 40 a 60 volte superiore alle valutazioni più comunemente prese a riferimento.
Per poter arrivare a queste cifre, lo studio di BAN considera non solamente processori e server IA, che rappresentano il 13% della parte hardware, ma anche componenti dei sistemi di raffreddamento, networking, alimentazione, storage e backup (87%) non conteggiati nelle analisi pregresse più diffuse.
Di più, nel libro bianco si introduce una nuova categoria di rifiuti elettronici IA, al di là dei data center (allo stato, ne risultano attivi 12.259 in 179 paesi), costituiti dai dispositivi dismessi, come pc, cellulari o router, a causa dell’adozione globale dell’intelligenza artificiale in casa e sul lavoro.
E si prevede che questo «contagio IA a valle» (16,2-30,7 milioni di tonnellate all’anno) provocherà una quantità di rifiuti superiore a quelli prodotti dai data center (15,5 milioni di tonnellate annuali) anche nelle stime meno conservative.
Il risultato è che, nel complesso, tra il 2025 e il 2050, si dovrà gestire una montagna di apparecchiature elettroniche IA dismesse in un numero che varia da 395 a 617 milioni di tonnellate.
Già oggi, secondo le Nazioni Unite, si producono ogni anno, a livello globale, 62 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici, meno di un quarto dei quali viene riciclato correttamente. La gran parte restante è lasciata marcire in discariche illegali, spesso in paesi del sud del mondo, che contaminano il suolo e l’acqua con sostanze chimiche tossiche rilasciate dalle apparecchiature elettroniche.
Impatto ambientale
Con la nuova massa di rifiuti IA la situazione diventerà più critica e l’impatto ambientale sarà aggravato.
BAN fa, per giunta, presente la seria preoccupazione della contaminazione da PFAS. Si tratta dei cosiddetti composti chimici di sintesi, utilizzati nell’industria, che sono sostanze tossiche e persistenti nocive e tossiche per l’ambiente e per la salute umana.
I PFAS sono ampiamente usati nei dispositivi elettronici e sono associati ai rifiuti IA il cui processo di smantellamento ne rilascia livelli elevati.
«L’intelligenza artificiale può sembrare immateriale, – sottolinea Jim Puckett – ma ogni modello IA dipende da un’enorme quantità di hardware altamente specializzato e all’avanguardia. Finora il dibattito ambientale sull’IA si è concentrato sul consumo di elettricità, acqua e CO2, trascurando in gran parte ciò che accade all’hardware stesso. Se aziende e governi non iniziano a definire piani per fronteggiare gli effetti della crescita esponenziale dei rifiuti tossici dovuta a una espansione smisurata dell’intelligenza artificiale potremmo dover affrontare una crisi ancora più catastrofica di quella che stiamo già vivendo».
Carlo Lavalle
PS: in un post scriptum scritto al termine del libro bianco Jim Puckett ammette candidamente che si è avvalso di Claude e ChatGPT per scrivere il testo. Il primo modello di intelligenza artificiale di Anthropic è servito come assistente mentre il secondo (OpenAI) è stato impiegato per la peer review. Per l’autore l’intelligenza artificiale va usata per frenare e limitare l’intelligenza artificiale stessa. Siamo al paradosso o alla contraddizione.
«Contradictio est regula veri, non contradictio, falsi», diceva Hegel nel 1801. Quale sarà la totalità che risolverà ogni contraddizione? Quella del dio dell’intelligenza artificiale?
Foto: Syced, CC0, via Wikimedia Commons. Frammenti di schede e connettori avviati al riciclo.





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