Il parco eolico offshore al largo di Civitavecchia si farà. Il progetto ha ottenuto il via libera della valutazione d’impatto ambientale dopo la presentazione che risale al mese di agosto 2023.
Quando l’eolico mette d’accordo tutti
Sparute e flebili, in questo caso, le manifestazioni di contrarietà che spesso accompagnano l’installazione di pale eoliche in Italia.
Basta pensare al parco eolico dell’Alta Tuscia, tra Bagnoregio e Montefiascone, bocciato dalla Regione. O a quello di Tuscania stoppato dal Tar del Lazio in nome della difesa del paesaggio.
Tuttavia, i proponenti del progetto Tyrrhenian Wind Energy del Consorzio Divento hanno anticipato eventuali contestazioni della comunità locale mediante il posizionamento degli aerogeneratori in acque lontane dalla costa (oltre 20 km) e su fondali profondi, potendo in questa maniera ridurre al minimo l’impatto visivo ed ambientale delle strutture, ed eliminando nel contempo quello su attività marittime come turismo, pesca, e settori connessi.
Legambiente ha speso parole di grande apprezzamento, una volta arrivata la notizia dell’approvazione definitiva del parco eolico. Secondo l’associazione ambientalista, è stato raggiunto un «grande obiettivo per la transizione energetica del Lazio e del nostro paese», auspicando il rapido nulla osta per altri impianti di energia rinnovabile, fondamentali se si vuole puntare allo sviluppo sostenibile e a contrastare la crisi climatica.
Lo stesso sindaco di Civitavecchia, Marco Piendibene (Partito democratico), ha espresso la sua soddisfazione per un’opera che rappresenta un passaggio importante per il territorio.
«Dopo la lunga stagione del carbone – scrive il primo cittadino su Facebook – questo progetto indica una direzione diversa: energia pulita, prodotta in mare aperto, pensata per convivere con l’ambiente marino e con le attività che il nostro mare ospita da sempre. C’è poi una prospettiva che ci sta particolarmente a cuore: che attorno a questo impianto possa crescere, anche a terra, una filiera industriale nuova, con lavoro e competenze per la città e per il suo porto».
Bene il parere favorevole all’impianto eolico anche per il presidente della Cna di Viterbo e Civitavecchia Alessio Gismondi. Il quale rilancia spostando il discorso nel futuro. L’obiettivo per il presidente della Cna è, in questo senso, trasformare Civitavecchia in un «hub delle rinnovabili».
Come sarà il parco eolico
Il progetto Tyrrhenian Wind Energy prevede la realizzazione di 27 turbine galleggianti di potenza pari a 18 MW che saranno collocate, come detto, a circa 22 chilometri dalla costa.
L’impianto avrà una capacità totale di 504 MW, sufficiente a fornire energia elettrica a 550.000 famiglie con una produzione annua di circa 5 TWh di energia rinnovabile.
In questo modo, sarà possibile evitare l’emissione di 460.000 tonnellate di anidride carbonica ogni anno, contribuendo così agli obiettivi di decarbonizzazione previsti dal Piano nazionale integrato per l’energia e il clima 2030.
Il progetto, partnership guidata da Eni Plenitude, Cassa depositi e prestiti e Copenhagen Infrastructure Partners, creerà, inoltre, circa 3.500 posti di lavoro a livello regionale durante la fase di costruzione, prevista per il 2030.
Venendo alla struttura, le turbine eoliche montate su piattaforme galleggianti saranno ancorate al fondale marino grazie a catene e cavi. In un generatore eolico, in generale, l’energia passa da aerodinamica a meccanica e da meccanica a elettrica. Il vento, in altri termini, diventa energia elettrica che viene trasportata da cavi sottomarini a una stazione a terra. Da qui l’energia pulita viene convogliata nella rete elettrica nazionale.
Sarà peraltro valutata la possibilità di realizzare un sistema di accumulo di energia, aspetto importante che permetterebbe di stoccare energia e di ovviare al problema di overgeneration, sfasamento temporale tra domanda di energia e produzione effettiva con conseguente spreco energetico.
Rinnovabili e indipendenza energetica
Lo sviluppo dell’energia da fonti rinnovabili è un fattore chiave per combattere i cambiamenti climatici e ottenere indipendenza e sicurezza energetica del paese. L’Unione europea si prefigge lo scopo della sovranità energetica continentale entro il 2050.
In questa direzione, in un frangente storico caratterizzato da guerre e da instabilità geopolitica, è necessario non soltanto garantire un accesso alle risorse energetiche, diversificando gli approvvigionamenti da vari paesi senza incorrere in un rischio dipendenza da un unico grande fornitore, ma anche la capacità di produrre energia in casa propria, la più pulita possibile, per rifornire famiglie e aziende.
A riguardo, le fonti rinnovabili (sole, vento e acqua) costituiscono un mezzo essenziale.
Nell’Unione europea il 54,1% dell’energia elettrica proviene da risorse rinnovabili o FER. E per la prima volta, a livello globale, nel mese di aprile 2026, le rinnovabili hanno prodotto più elettricità del gas.
Attualmente, in Italia, nei primi otto mesi del 2026 la produzione da fonti rinnovabili ha coperto il 42,4% della domanda di energia elettrica nazionale (dati Terna). Nel 2025, l’eolico ha rappresentato il 6,9% della domanda di consumi elettrici contro il 14,2% del fotovoltaico, in forte aumento, e il 12,8% dell’idroelettrico. Crescono anche potenza e capacità dei sistemi di accumulo. Nei primi otto mesi del 2026 la potenza è aumentata di 683 MW e la capacità di circa 1,5 GWh (complessivamente è pari a 19,5 GWh), ancorché resti distante l’obiettivo di 71,5 GWh entro il 2030.
Sul piano nazionale, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rivendicato a settembre i risultati dell’esecutivo per l’installazione di 28 GWh di energie rinnovabili, mentre il governo con il decreto del 2 luglio 2024 si è adoperato per consentire alle Regioni di individuare le aree idonee per gli impianti rinnovabili con il fine di aggiungere 80 GW di fonti rinnovabili in esercizio al 2030.
Molti progetti FER però sono in stallo (4mila permessi fermi al palo) e le associazioni di questo settore, insieme a Confindustria, hanno più volte denunciato ostacoli e lentezze dell’iter burocratico per la loro realizzazione e allaccio alla rete.
Lazio e Viterbo, a tutto sole e vento
Nel Lazio, complessivamente, in base ai dati di Dossier Energie Rinnovabili nel Lazio 2026 di Legambiente, cresce la quota di energia generata da fonti rinnovabili (+19,2% nel 2024) trainata dal fotovoltaico.
Sul piano provinciale, affiora la tendenza alla specializzazione. Roma registra i valori più alti di produzione di energia da fonte idrica, mentre Frosinone di quelli da bioenergia. Viterbo segna il primato nel campo del fotovoltaico e dell’eolico.
Ma nel Lazio ci sono ancora 178 impianti in attesa di valutazione di impatto ambientale (maggio 2026). E la maggior parte sono nella zona di Viterbo (138), principalmente di agrivoltaico (65), eolico (49) e fotovoltaico (24).
Carlo Lavalle
Foto: DSullivan 2, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons. La turbina galleggiante DemoSATH al largo della costa basca, in Spagna.





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