Per ottantaquattro anni da Porta San Pietro non è passato nessuno. Quando nel 1630 la peste colpì Viterbo, la porta fu murata; la riaprirono soltanto nel 1714, su richiesta dei frati di San Pietro del Castagno. E chi voleva entrare doveva farsi riconoscere: i due guardiani messi a sua difesa avevano l’ordine di lasciar passare solo i viterbesi conosciuti.
La porta si apre in fondo a via San Pietro, a pochi passi dal palazzo di Donna Olimpia, ed è una delle porte medievali della cinta. Prende il nome dalla chiesa vicina, fondata nel 1240 per volontà del cardinale Raniero Capocci. I viterbesi la chiamavano anche Salicicchia: secondo le schede storiche, probabilmente perché lì accanto sorgeva il Castel di Salce.
È una delle porte che hanno conservato meglio il loro aspetto antico. In alto corre la merlatura, con le feritoie da cui si sorvegliava la strada, e sulla pietra c’è lo stemma della città scolpito a bassorilievo: il leone con la palma. Tutto è in peperino, la pietra grigia di Viterbo. Un tempo la porta aveva anche un affresco, la Madonna con il Bambino e, a sinistra, un angelo con un cartiglio su cui si leggeva «Civitatem protege Tuam», proteggi la tua città. Oggi l’affresco è conservato al Museo civico.
Anche il legno ha la sua storia. Le grandi ante della porta sono state le prime a essere restaurate nell’estate del 2021, prima di quelle di Porta Romana e di Porta della Verità: un lavoro fatto sul posto, perché la porta, spiegava allora il Comune, non poteva essere spostata.
Il modo più bello per guardarla è da dentro le mura, percorrendo via San Pietro verso la porta: sopra l’arco compare il leone di Viterbo chiuso nella sua cornice di pietra, e accanto la porta si appoggia a un alto edificio merlato con due bifore gotiche, che la fa sembrare un piccolo castello. Con il sole alto il peperino prende un colore caldo e i merli si stagliano netti contro il cielo. Poi passate sotto l’arco e voltatevi: da fuori la merlatura si vede in tutta la sua lunghezza.
Com’è oggi la porta, e cosa è stato fatto negli ultimi anni: Le porte di Viterbo, cosa è stato restaurato e cosa aspetta ancora.





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