Sabato 17 ottobre 2026Anno I · Edizione online

La fontana di San Faustino, dove due maestri del Duecento lasciarono la loro firma

,

3 min di lettura

La fontana a fuso di San Faustino a Viterbo: vasca in peperino su gradini concentrici, fuso con teste di leone, piramide e pigna, alberi sullo sfondo

Bisogna avvicinarsi per vederla, ma c’è: fra le teste di leone della fontana di San Faustino è incisa una firma. In caratteri gotici, l’iscrizione ricorda i due maestri che la realizzarono, Iacopo di Andrea e Gemino di maestro Francesco. Sono passati quasi otto secoli, e i loro nomi sono ancora lì, nella pietra.

La fontana sta nella piazza di San Faustino, davanti alla chiesa dei Santi Faustino e Giovita, ed è nata insieme al suo quartiere. La contrada si popolò nel 1172, quando gli abitanti di Ferento, dopo la distruzione della loro città, si trasferirono qui; nel 1210 le nuove mura la portarono dentro Viterbo. La fontana fu costruita intorno al 1251, e a pagarla furono gli stessi abitanti della contrada, come risulta da uno statuto di quell’anno.

È una fontana a fuso, tutta in peperino. Sale su cinque gradini concentrici, chiusi da una recinzione di sbarre fissate a blocchi di pietra, e la vasca ha un parapetto decorato a riquadri. Il fuso si legge dal basso verso l’alto: quattro teste di leone da cui esce l’acqua, poi una piramide a otto facce con due stemmi scolpiti a bassorilievo, ripetuti due volte ciascuno, uno a scaglione e l’altro a tre pali. In cima, quattro foglie d’acanto con le punte arricciate si chiudono a bocciolo intorno a una pigna. Secondo una lettura diffusa, quella forma allungata richiama la filatura della lana, un tempo attività importante del rione.

È una fontana che il quartiere ha sempre curato. Nel 1550 ricevette acqua nuova dal Rispoglio; nel 1624, nel 1796 e nel 1802 fu restaurata con il denaro di privati, della comunità e di enti religiosi, che in cambio ottenevano l’acqua che ricadeva dalla vasca. Nel 1865 furono rifatti i gradini, ormai rovinati e pericolosi per chi saliva a prendere l’acqua.

Per gustarla davvero giratele intorno, salendo con lo sguardo dai leoni fino alla pigna. Cercate la firma fra le teste di leone e i due stemmi sulle facce della piramide; poi affacciatevi sulla vasca: sul fondo ci sono ancora quattro cubi di peperino, dove si appoggiavano i recipienti mentre si attingeva l’acqua. Con il sole, fra le ombre degli alberi della piazza, la pietra mostra tutta la sua grana.

Com’è oggi la fontana, e cosa è stato fatto negli ultimi anni: Fontane storiche, il progetto per restaurarne diciotto è del 2023: tre anni dopo i restauri affidati sono due.

Leggi anche

Articolo di Redazione

Segnala un errore in questo articolo

0 risposte a “La fontana di San Faustino, dove due maestri del Duecento lasciarono la loro firma”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *