Nell’immagine di copertina: la nube di fumo di un incendio boschivo sulla penisola iberica, ripresa il 19 luglio 2022 dal satellite Aqua della Nasa (sensore MODIS). Fonte: NASA Earth Observatory.
E’ cominciata sul continente europeo l’epoca dei mega-incendi, secondo l’espressione icastica di un’indagine di European Data Journalism Network (EDJNet), grazie ai quali le fiamme si estendono per oltre 10mila ettari di territorio, riducendo tutto in cenere.
Gli incendi più estremi, in altre parole, sono una nuova disastrosa normalità.
Estate di fuoco
Solo nei secondi dieci giorni di luglio 2026, l’Ispra calcola che i roghi hanno incenerito circa 225 km²/giornalieri, «come se bruciasse circa due volte al giorno la superficie del Comune di Parigi».
Dall’inizio del 2026 al 3 settembre 2026 in Europa si contano 1923 incendi e 647.882 ettari di terreno bruciato, stando alla pagina dedicata della Commissione Ue.
Le fiamme non risparmiano quasi nessun paese Ue ma hanno devastato principalmente Spagna, Francia, Italia e Grecia.
Per tutto il mese di luglio, l’Europa è stata flagellata dagli incendi. Un incendio divampato nel sud della Norvegia ha divorato più di un centinaio di abitazioni e un’area boschiva nella città di Drammen. Allo stesso tempo, anche 13.500 ettari nel sud del Portogallo sono stati inceneriti dal gigantesco incendio boschivo scoppiato all’inizio di luglio nella città di Vouzela, costringendo il governo a richiedere rinforzi europei per aiutare a spegnerlo. Nello stesso periodo, due persone hanno tragicamente perso la vita in un incendio a Oreokastro, nel nord della Grecia, mentre i vigili del fuoco sono stati nuovamente chiamati in soccorso in alcune zone – Eubea, Attica e Chio – per fronteggiare l’imperversare delle fiamme.
Ettari ed ettari di campi, boschi, zone naturali protette e foreste sono stati polverizzati.
Gli effetti degli incendi si ripercuotono sull’ambiente, ma anche sulla popolazione, provocando molte vittime. In Francia, i roghi di luglio hanno costretto ad evacuare dalle zone interessate oltre 200mila persone nei dipartimenti della Gironda e di Landes. In Spagna, il governo ha dichiarato lo stato di emergenza e ha imposto l’evacuazione di 25mila persone mentre 40mila sono state forzate a rimanere rinserrate in casa.
La situazione si presenta critica anche in Italia. In Europa, da giugno ad agosto sono bruciati 435mila ettari e nel nostro paese, sostiene il WWF, «gli ettari percorsi dal fuoco sono 70.000, l’equivalente di circa centomila campi da calcio, con un aumento del 133% rispetto la media degli ultimi venti anni».

Bilancio storico drammatico
Dal 2015 al 2025 sul territorio europeo sono bruciati oltre 4,5 milioni di ettari di terreno (un’area più grande dell’Estonia), stando ai risultati della ricerca condotta da EDJNet e coordinata da Mediterranean Institute for Investigative Reporting (MIIR), basata sui dati del Sistema europeo di informazione sugli incendi boschivi (EFFIS), frutto della collaborazione degli Stati membri UE, nel cui ambito operano esperti di 43 diversi paesi, compresa l’Italia, e anche di Africa e Medio-Oriente.
Negli ultimi anni, in particolare, si è registrato un peggioramento della situazione. E’ cresciuto in modo allarmante il numero degli incendi e l’area bruciata.
Nel periodo 2015-2025, in Europa sono scoppiati la bellezza di 134 incendi boschivi estremi di grandi dimensioni, che hanno interessato un’area di oltre 5.000 ettari. 61 sono stati classificati come mega-incendi dacché hanno superato un’estensione di 10.000 ettari di terreno e sono stati caratterizzati da alta intensità e velocità di propagazione.
Le zone colpite riguardano prevalentemente l’Europa meridionale.
Secondo i dati dell’EFFIS, i mega-incendi censiti sono in tutto : 25 in Spagna, 24 in Portogallo, 8 in Grecia, 2 in Francia, 1 in Italia e 1 a Cipro.
Fino al 2020, gli incendi di questa portata erano una rarità. Ma dal 2021 le cose sono cambiate : 13 incendi boschivi di estrema gravità nel 2021, 22 nel 2022, 9 nel 2023, 11 nel 2024. Mentre nel 2025, si sono verificati 18 mega-incendi in solo quattro paesi.
Anche i tre incendi più devastanti degli ultimi cinque anni sono scoppiati nella parte mediterranea dell’Europa.
Il primo è divampato a Eubea, in Grecia, dove nel 2021 sono andati in fumo 51.881 ettari. Il secondo, nel 2022, nella provincia di Zamora, in Spagna, ha bruciato oltre 60.000 ettari.
Il terzo, il più grande incendio boschivo mai registrato dall’EFFIS in Europa, ha distrutto nel 2023 la regione di Evros, nel nord della Grecia. In questa circostanza sono bruciati per 16 giorni ben 96.610 ettari, facendo perdere la vita a 20 persone.
Anche il bilancio ambientale dell’incendio è risultato estremamente grave: dei 96.610 ettari bruciati, il 65% si trovava all’interno di siti Natura 2000, il 58% del Parco Nazionale di Dadia, uno dei principali rifugi europei per avvoltoi e rapaci.
L’incendio di Evros da solo rappresenta quasi un quinto della superficie totale bruciata in Grecia tra il 2015 e il 2025, avendo distrutto fitte foreste e spazzato via vegetazione selvatica e terreni agricoli.

Futuro nero
Non c’è motivo di pensare a un miglioramento futuro dello scenario.
Secondo lo studio “Future Projections of Burned Area in Europe Highlight the Importance of Human Action”, pubblicato sulla rivista online Global Change Biology, entro la fine del secolo la superficie bruciata annualmente in Europa potrebbe aumentare del 39%. Ma è una previsione ottimistica che fa riferimento a uno scenario in cui il riscaldamento globale resti limitato a + 1,8° C (basse emissioni di gas climalteranti). Se il global warming dovesse invece proiettarsi a + 3,6° C, in questo caso la maggiore percentuale di superficie bruciata potrebbe salire fino a raggiungere quota + 192%.
La capacità di domare gli incendi potrebbe però fare la differenza. Riducendo l’area bruciata del 72-92%, sebbene il miglioramento della gestione da parte degli Stati non riuscirebbe a compensare pienamente l’impatto di un forte cambiamento climatico.
I mega-incendi dipendono dai cambiamenti climatici
Il nesso tra il proliferare dei mega-incendi e i cambiamenti climatici è evidente.
«Gli effetti delle temperature alte e delle ondate di calore estreme, scrivono gli autori di EDJNet, hanno un impatto sull’evoluzione degli incendi boschivi». Il 2025, il terzo anno più caldo mai registrato in Europa, secondo i dati di Copernicus, programma di osservazione della Terra dell’Unione europea, è stata la seconda stagione di incendi boschivi più devastante della storia europea, con oltre 900.000 ettari di terreno bruciati.
D’altra parte, la Nasa, agenzia spaziale Usa, non lascia adito a dubbi per quanto riguarda il nesso tra cambiamento climatico e aumento degli incendi. Il riscaldamento globale, causato dell’uomo, ha intensificato gli incendi boschivi, diventati più estremi e frequenti (raddoppiati in 21 anni) su scala globale.
La stessa Agenzia spaziale europea (ESA) promuove il rapporto State of Wildfires in cui ci sono prove evidenti del link tra cambiamenti climatici e incendi estremi.

Italia bersagliata dagli incendi
L’Italia è uno dei paesi che più subisce le conseguenze dello sviluppo ipertrofico degli incendi.
Nel 2025, secondo Openpolis, che fa parte del circuito EDJNet, più di un terzo degli incendi registrati nell’Unione europea, favoriti da siccità e temperature elevate, è avvenuto sul territorio italiano.
L’Italia, insieme a Spagna, Grecia, Portogallo e Croazia, è anche il paese dove più si concentrano le aree bruciate in Europa. Sono 20, infatti, le regioni Ue, che costituiscono oltre i ¾ della superficie totale bruciata nel periodo 2015-2025. Nella classifica (vedi grafico sotto) rientrano Campania, Sardegna, Calabria e, soprattutto, Sicilia.

La regione siciliana paga un duro prezzo al moltiplicarsi dei roghi. Nel 2025 il 53,5% della superficie percorsa da fuoco in Italia è ricompresa nell’isola. La provincia di Agrigento ha registrato incendi per un totale di 18.610 ettari percorsi da fuoco, seguita da Caltanissetta (11.392 ettari) e Trapani (7.179 ettari).
Tuttavia, sottolinea OpenPolis, nel periodo 2015-2025 il 99,2% degli incendi italiani risulta inferiore ai 1.000 ettari di terreno, facendo intendere che l’origine di questi eventi potrebbe essere in molti casi dolosa. Più che il cambiamento climatico sarebbe la mano diretta degli uomini a causare i disastri.
Va segnalato, inoltre, che, in base alle analisi di EDJNet, l’Italia ha il primato di quantità di terreno agricolo bruciato in Europa :
con quasi 260.000 ettari bruciati nell’ultimo decennio il nostro paese è in cima alla classifica, seguito dal Portogallo (232.000 ha), dalla Spagna (179.000 ha) e dalla Grecia (128.000 ha).





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