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Castel d’Asso, la valle dove gli etruschi scolpivano il nome sulle tombe

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La facciata di una tomba etrusca scolpita nella parete di tufo della necropoli di Castel d’Asso, tra erba e lecci

A pochi chilometri a ovest di Viterbo, dove il Riosecco confluisce nel Freddano, le pareti di tufo di una valle boscosa custodiscono una delle grandi necropoli rupestri dell’Etruria: Castel d’Asso.

Qui, tra la metà del IV e la metà del II secolo a.C., gli abitanti dell’antica Axia, un centro minore del territorio di Tarquinia, scavarono nella roccia le loro tombe e ne scolpirono le facciate come fossero case: sono circa sessanta, quasi tutte a forma di grande dado di pietra.

Un nome inciso a grandi lettere

Su circa una tomba su cinque compare un’iscrizione: il nome di chi l’aveva fatta scavare, oppure la formula eca śuthi neśl, che gli studiosi traducono, con prudenza, «questa tomba [è] ereditaria». Le lettere sono grandi e messe bene in vista, perché chi passava lungo la valle le leggesse: un modo per ricordare la famiglia anche dopo la morte.

La più imponente è la Tomba Grande, con tre porte d’ingresso e il tetto esterno scolpito a imitazione delle tegole. Un’altra, la Tomba Orioli, porta il nome di Francesco Orioli, lo studioso che nei primi decenni dell’Ottocento disegnò il rilievo della tomba principale. Qualche decennio dopo l’inglese George Dennis raccontò la valle ai lettori di tutta Europa nel suo Cities and Cemeteries of Etruria (1848).

Il nome antico, Axia, compare persino in un’orazione di Cicerone, la Pro Caecina, che parla del «castellum Axia» nelle campagne di Tarquinia. Sulla punta del promontorio, nel XII secolo, sorse poi un castello, probabilmente per iniziativa del Comune di Viterbo: il nome del luogo conserva ancora l’eco della città etrusca.

Dove si trova e come si visita

La necropoli si trova nel territorio comunale di Viterbo ed è tutelata dalla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale. Non ha un orario di apertura fisso: la scheda del Ministero della Cultura la indica come chiusa al pubblico, mentre negli ultimi anni la Soprintendenza vi ha organizzato visite guidate gratuite, per esempio durante le Giornate europee del patrimonio. Prima di andare conviene informarsi scrivendo a sabap-vt-em.eventi@cultura.gov.it.

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Articolo di Redazione

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