Domenica 18 ottobre 2026Anno I · Edizione online

Portare la crisi dell’acqua a Viterbo dalla piazza dentro le istituzioni

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Piazza del Plebiscito a Viterbo con la torre del palazzo comunale

Risolvere il problema dell’arsenico e dell’inquinamento nell’acqua a Viterbo e in provincia è possibile una volta per tutte, le soluzioni ci sono, ma le amministrazioni non si attivano per farlo.

È la denuncia della dottoressa Antonella Litta, rappresentante dell’ISDE (Associazione medici per l’ambiente), nel suo intervento all’assemblea popolare, convocata il 17 ottobre in piazza del Plebiscito, dal Comitato non ce la beviamo e dall’Associazione Consumatori A.Ba.Co.

La manifestazione, a cui hanno partecipato decine di persone e aperta da una performance canora di Andrea Roncolini, è stata indetta per discutere pubblicamente della crisi idrica a Viterbo e nella provincia.

Le ordinanze di non potabilità dell’acqua, infatti, si susseguono sempre più frequentemente mentre le bollette diventano più care ponendo il problema dell’accessibilità di questo bene primario per l’esistenza delle persone.

L’idea di ricorrere alla piazza è data dal fatto che le istanze e le posizioni delle associazioni e dei comitati che l’hanno promossa non sono ascoltate e rappresentate nelle istituzioni.

Non per caso, Paola Celletti, coordinatrice del Comitato non ce la beviamo, ha introdotto l’assemblea, sottolineando che l’amministrazione Frontini ha ignorato la loro reiterata richiesta di convocazione di un consiglio comunale straordinario sulla crisi idrica.

«Diritto all’acqua e alla salute sono in discussione ma le istituzioni non vogliono parlare di questi problemi» – ha detto al microfono. Il Comitato non ce la beviamo ha incontrato a maggio il prefetto, rappresentante del governo, che però ha ribadito che può intervenire solo in caso di mancanza di acqua.

«Dobbiamo pretendere che l’acqua che scorre dal rubinetto sia sicura, pulita e a costi accettabili e accessibili – sostiene con forza Paola Celletti. I cittadini devono tornare a essere protagonisti, non accettare le decisioni prese sulla loro testa. E gli amministratori non possono pensare di lavarsi le mani con continue ordinanze di non potabilità».

Le criticità sul tema dell’acqua vanno quindi portate nelle istituzioni e si deve cambiare rotta nella direzione di una gestione pubblica di questa risorsa in mano ai territori, sottraendola alle logiche del profitto.

La differenza sta nella volontà politica di adottare decisioni che salvaguardino questo bene fondamentale e, di conseguenza, la salute dei cittadini, le fa eco Antonella Litta.

«L’arsenico, connesso allo sviluppo di varie patologie, si può togliere dall’acqua utilizzando membrane frutto della ricerca di eccellenza dell’Italia, del Cnr e dell’Università della Calabria, mentre attualmente si spendono 14-15 milioni all’anno per dearsenificare l’acqua che, in effetti, non è dearsenificata. Abbiamo un problema e abbiamo anche una soluzione. Perché si continua a ignorarla?» – domanda in piazza la referente ISDE Viterbo.

Ma gli interrogativi sull’acqua riguardano anche lo stato della società Talete, attualmente gestore unico del servizio idrico integrato dell’ATO 1.

Valerio Biondi, ex consigliere comunale del Movimento 5 Stelle di Civita Castellana, argomenta che, analizzando il bilancio 2025, la situazione non è poi così negativa come si vorrebbe far credere da parte dei sostenitori della privatizzazione. Nel documento aziendale si legge che le criticità non sono superate ma mitigate e c’è un miglioramento dei conti. Nel 2027, Talete avrebbe a disposizione 7 milioni di euro che potrebbe investire nella rete idrica malmessa e nelle energie rinnovabili. Pertanto, secondo Valerio Biondi, l’ingresso del socio privato non servirebbe e ci sono le condizioni per ritornare alla società in house, forma giuridica precedente alla costituzione di una spa a Viterbo, che risponde alla impostazione del comitato favorevole a una gestione pubblica più netta senza compromissioni con il privato.

Di un servizio idrico che deve escludere la logica privatistica parla anche Loredana Fralleoni di Rifondazione Comunista. Che nel suo discorso critica la costituzione di un ATO regionale unico che avvierebbe un processo di centralizzazione economica finalizzato a «espropriare i cittadini e dare potere alle grandi società multinazionali» come Acea.

Su questo punto, va registrata la posizione più sfumata di Sinistra Italiana, parte dell’Alleanza Verdi e Sinistra, la cui segretaria della federazione provinciale, Valeria Bruccola, era presente in piazza in appoggio all’iniziativa. Pur essendo fermamente contraria alla privatizzazione – «l’acqua è un bene primario e deve essere pubblica, sottratta alla logica del profitto», ci dice – non esprime un rifiuto aprioristico alla costituzione di un ATO regionale unico, perché «bisogna vedere quali sono le condizioni».

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Nelle ultime due settimane l'acqua è stata uno dei temi più presenti: un'ordinanza ha dichiarato non potabile l'acqua nella zona di Rio Trai per l'arsenico, poi revocata, e Talete ha dichiarato i valori rientrati sotto i limiti. Comitati e associazioni hanno convocato un'assemblea popolare su qualità dell'acqua e bollette. Ai lettori chiediamo quale aspetto pesi di più.

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