Mercoledì 4 novembre 2026Anno I · Edizione online

Centro storico, Carpenzano: «Deve tornare a essere, innanzitutto, il luogo dell’abitare quotidiano»

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Scorcio del centro storico di Viterbo: tetti, un campanile a fasce e un arco in pietra

INTERVISTA ESCLUSIVA

Ritratto in bianco e nero di Orazio Carpenzano, sorridente, con un microfono ad archetto
Orazio Carpenzano. Foto: Sapienza Università di Roma

Orazio Carpenzano, preside della Facoltà di Architettura della Sapienza Università di Roma, è il responsabile scientifico del Piano attuativo della zona A1, il centro storico di Viterbo. Il 27 maggio, presentando il Piano a Palazzo dei Priori, aveva detto che San Pellegrino e Pianoscarano rischiano di «morire di successo» e non possono essere «solo una vetrina da guardare». Gli abbiamo chiesto di tornare su quelle parole. Ha risposto per iscritto.

Il centro storico di Viterbo rischia di diventare un parco a tema, bello da visitare ma difficile da abitare? Se sì, per chi è pensato oggi?

La deriva verso la «museificazione» o il «parco a tema» è una condizione che minaccia molti centri storici italiani quando la funzione turistica, da attività complementare, diventa una monocultura non governata. Quando dico che quartieri straordinari come San Pellegrino e Pianoscarano rischiano di morire di successo, intendo dire che l’attrattività non accompagnata da politiche d’ambito finisce per espellere gli abitanti, essenziale linfa vitale della città. Ma questo tipo di turismo non dura a lungo, è destinato a consumare risorse territoriali senza restituirne altrettante, lo scambio è impari, come tanti casi di città tutte orientate al turismo purtroppo dimostrano.

L’attrattività non accompagnata da politiche d’ambito finisce per espellere gli abitanti

Oggi il centro rischia di conformarsi sulle esigenze dell’utente temporaneo. La scommessa del Piano Attuativo della Zona A1 del Centro Storico (che sviluppa il lungo percorso di ricerca scientifica avviato con il Masterplan) è proprio quella di ribaltare questa prospettiva: il centro storico deve tornare a essere, innanzitutto, il luogo dell’abitare quotidiano. Una città pensata per essere comoda, accogliente, sicura e stimolante per i suoi residenti, per i giovani e per le attività artigianali e commerciali di prossimità è, per definizione, anche una città infinitamente più autentica e attrattiva per chi la visita. Anche il turismo in queste condizioni cambia in meglio.

La vista dal ponte del Paradosso a Viterbo: un giardino con prato, alberi e una fontana circolare tra edifici in pietra
La vista dal ponte del Paradosso.

Le grandi manifestazioni, dal Natale a Santa Rosa, portano gente in centro ma pesano su chi ci abita. Come si tengono insieme le due cose?

Eventi straordinari come la Macchina di Santa Rosa affondano le radici nell’identità più profonda e sacra della città. Non si tratta, quindi, di limitare queste manifestazioni, ma di governarne l’impatto. La vivibilità ordinaria e l’evento straordinario non devono essere in conflitto, e questo è possibile a patto che la città sia dotata di una regia dei flussi e di infrastrutture adeguate, e che funzioni bene nell’ordinario: solo a queste condizioni l’evento straordinario può essere ‘riassorbito’ dalla città.

La vivibilità ordinaria e l’evento straordinario non devono essere in conflitto

Il Piano affronta la questione superando la logica della straordinarietà perché, a mio avviso, occorre strutturare sistemi di accoglienza, accessibilità, sosta periferica e gestione dei servizi che preservino la vivibilità degli spazi residenziali anche durante i picchi di affluenza. Inoltre, una parte del valore economico generato dai grandi flussi deve essere reinvestita direttamente nel tessuto urbano del centro, garantendo manutenzione costante, qualità dello spazio pubblico e dell’ambiente costruito e potenziamento dei servizi di quartiere.

Scalinata e vicolo del quartiere di Pianoscarano a Viterbo, tra case in pietra
Una scalinata del quartiere di Pianoscarano. Foto: Sailko, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons.

Quali sono i servizi di cui un residente del centro sente di più la mancanza, e che cosa prevede il Piano per riportarli?

I residenti soffrono la progressiva rarefazione del commercio di vicinato, le complessità della mobilità, la carenza di spazi pubblici attrezzati e la presenza di un patrimonio edilizio in parte inutilizzato o degradato.

Per rispondere a questa complessità, il Piano adotta una metodologia di ricerca e progetto fortemente integrati. Il punto di partenza imprescindibile è l’analisi storica e morfo-tipologica dell’esistente che stiamo conducendo sulle unità abitative, sulle unità edilizie e i complessi monumentali. Questa mappatura ci permette di individuare dei gradienti di trasformabilità e di vincolo, distinguendo ciò che richiede un restauro rigoroso e la conservazione dei caratteri di lunga durata da ciò che invece possiede margini di modificazione per ospitare nuove funzioni residenziali, servizi sociali e spazi comunitari. Questa matrice analitica è strettamente intrecciata con l’impostazione delle schede per la redazione delle norme tecniche, e con lo sguardo a scala più ampia dell’urbanistica che considera anche le forme di uso e regolazione come strumenti di tutela del tessuto sociale, della tutela e del restauro paesaggistico ed ecologico, anche per la mitigazione climatica. E la presenza del verde, la qualità dello spazio pubblico non possono che essere letti anche in questa prospettiva. Non da ultimo, lavoriamo su una lettura economico-immobiliare orientata ad individuare possibili incentivi utili a calmierare i prezzi e riportare in uso le case vuote. Linee strategiche d’intervento correderanno infine il Piano.

Via del centro storico di Viterbo vista dal basso verso l'alto, tra edifici in pietra
Una via del centro storico di Viterbo.

A che punto è il Piano, e quando potrebbe arrivare in Consiglio comunale per l’adozione?

Siamo in una fase avanzata di sintesi operativa, in cui l’imponente mole di analisi urbane, storiche, tipologiche, sociali ed economiche prodotte dal gruppo di lavoro viene tradotta in norma attuativa, schede d’intervento e visioni d’insieme.

L’elaborazione si svolge in stretta e proficua collaborazione con le strutture tecniche dell’Amministrazione comunale. Trattandosi di uno strumento urbanistico complesso, il percorso deve seguire i tempi rigorosi previsti dalla legge per le valutazioni ambientali e le fasi di consultazione. L’impegno condiviso è quello di completare i passaggi tecnici necessari per portare il Piano all’adozione consiliare nel minor tempo tecnico possibile.

C’è qualcosa che il Comune potrebbe fare subito, senza aspettare l’approvazione?

Un piano moderno non si limita ad attendere la propria formalizzazione burocratica, ma indica da subito azioni «tattiche» capaci di innescare il cambiamento. Per dare qualche esempio, penso a usi temporanei dei locali sfitti per incentivare accordi per la riapertura di locali al piano terra non utilizzati, destinandoli a botteghe artigiane, spazi per i giovani o servizi di quartiere. Questo potrebbe riguardare prima di tutto le proprietà comunali e pubbliche, che non sono poche. Pensiamo che si possano sperimentare interventi di pedonalizzazione guidata, con l’inserimento di arredi e verde mobile per restituire alla socialità piazze oggi soffocate dal parcheggio caotico. Nel frattempo, sarebbe interessante attivare agevolazioni e misure di premialità fiscale per chi mantiene o avvia attività essenziali per i residenti e mantenere aperto un canale permanente di ascolto e confronto con i comitati di quartiere, i commercianti e i cittadini, affinché il Piano sia un processo vissuto e partecipato fin da oggi.

Automobili parcheggiate davanti alle mura medievali del quartiere San Pellegrino a Viterbo, con erbacce cresciute tra le pietre
Auto in sosta davanti alle mura di San Pellegrino.

Credo sia altrettanto importante coinvolgere direttamente i viterbesi nella cura del proprio centro storico, promuovendo iniziative condivise di manutenzione e valorizzazione degli spazi pubblici, attraverso la collaborazione tra residenti, associazioni e commercianti. In questa prospettiva, il Comune dovrebbe assumere anche un ruolo di facilitatore, capace di mettere in relazione le energie della città e tradurle in azioni concrete.

Il Piano in breve

  • Gennaio 2016. L’Assessorato al Centro storico del Comune affida al Dipartimento di Architettura e Progetto della Sapienza la redazione del Masterplan del centro storico.
  • 2018. Il Masterplan è approvato dal Comune nelle ultime sedute della consiliatura 2013-2018 e pubblicato in un volume, presentato il 25 settembre nella Sala Regia.
  • 27 maggio 2026. Il Piano attuativo della zona A1, che sviluppa il lavoro del Masterplan, viene presentato a Palazzo dei Priori.
  • Oggi. Il gruppo di lavoro traduce le analisi in norme attuative e schede d’intervento. Prima dell’adozione in Consiglio comunale servono le valutazioni ambientali e le fasi di consultazione previste dalla legge: Carpenzano non indica una data, l’impegno è arrivarci «nel minor tempo tecnico possibile».

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Fonti: risposte scritte di Orazio Carpenzano alla redazione; Dipartimento di Architettura e Progetto della Sapienza, comunicato del 25 settembre 2018. Foto: Cronaca di Viterbo, Sapienza Università di Roma e Sailko (CC BY 3.0, via Wikimedia Commons).

Articolo di Redazione

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