Venerdì 16 ottobre 2026Anno I · Edizione online

Non è facile vivere in un Paese guidato dalle persone meno capaci di farlo

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Emiciclo di un aula assembleare vuota, immagine generata con intelligenza artificiale

Alla Mostra del Cinema di Venezia, ricevendo il Leone d’oro alla carriera, George Clooney ha usato una parola per definire l’attuale fase politica degli Stati Uniti: kakistocracy. «C’è una grande parola», ha detto in conferenza stampa il 2 settembre, «che indica un Paese governato dalle persone meno qualificate. Penso che in questo momento ci troviamo proprio in una cachistocrazia, ma ce la faremo». Il termine viene dal greco kákistos, il peggiore, e krátos, potere: il governo esercitato dai peggiori.

Ed è esattamente quello che succede in Italia. Anche se mi chiedo quali sarebbero i “capaci”: abbiamo, in Italia, una classe politica in grado di governare con cosciente onestà politica e comprovata conoscenza dei problemi da risolvere in maniera strutturale, affinché la nostra società possa evolversi sotto diversi profili e garantisca un futuro meno incerto ai nostri figli?

Nell’era dei peggiori avanza anche la parte meno stimolante dell’intelligenza artificiale, quella alla portata di tutti, quella che impigrisce il pensiero e la creatività e spinge i più giovani verso un impoverimento se non concettuale perlomeno espressivo, semantico.

Sarebbe il caso, vista la difficile congiuntura economica, climatica, geopolitica, di abbandonare le ideologie e raccogliere invece le persone più preparate nei diversi ambiti della società e della scienza, e lasciarle governare in piena libertà per un periodo: provare a realizzare un cambiamento reale in alcuni settori chiave per l’evoluzione della nostra collettività, che siano anche un modello per le nuove generazioni.

Si ha la sensazione che si cerchi sempre un mezzo per raggiungere un obiettivo senza conoscenza, senza la fatica del percorso. Qualcosa che faccia sembrare qualcos’altro, quello che non è.

La laurea presa nell’università privata. Il libro scritto dall’intelligenza artificiale. La composizione musicale campionata da un software. Il concorso superato con la raccomandazione. La gara d’appalto vinta con l’imbroglio.

È possibile un cambiamento con questi presupposti?

Si avvicina il momento della verità, quello in cui non sarà più possibile bluffare, sembrare altro da quello che si è. Un tempo in cui il cambiamento dovrà essere repentino e strutturato, e allora serviranno gli uomini più capaci ed esperti del Paese, non questo teatrino di mistificatori, di funamboli del nulla.

È arrivato il momento di scegliere i migliori per capacità e onestà intellettuale, per il bene di questo Paese.


L’immagine di copertina è generata con l’intelligenza artificiale: non ritrae un luogo reale.

Articolo di L'Osservatore

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