Alle Piscine Carletti, lungo una delle vasche di acqua termale di Strada Terme, è comparso un solarium di cemento lungo circa 23 metri. Non aveva alcuna autorizzazione, e il Comune di Viterbo ne ha ordinato la demolizione con un’ordinanza firmata l’8 settembre.
Cosa è stato costruito
Secondo l’ordinanza, su un lato di una delle vasche naturali è stato realizzato un «camminamento-solarium» in conglomerato cementizio, lungo circa 23 metri e largo da uno a due metri. Non solo: una parte del canale naturale in cui si disperdono le acque termali è stata «intubata» con tre canalette di scolo in cemento, larghe 30 centimetri e alte 25, posizionate al contrario e ricoperte con materiale posticcio.
Come è emerso
Le opere sono state accertate durante un sopralluogo del tecnico comunale del servizio Controllo edilizio insieme alla Polizia locale: la relazione è del 30 luglio. Il 19 agosto il Comune ha scritto all’interessato, che secondo l’atto non ha dato un riscontro formale. Con un provvedimento separato, la Polizia locale ha identificato e denunciato all’autorità giudiziaria l’uomo che ha eseguito i lavori, e ha posto l’area sotto sequestro.
Un’area vincolata
L’area delle Piscine Carletti è di proprietà del Comune, e le opere ricadono in una zona sottoposta a più vincoli: zona agricola vincolata nel piano regolatore, vincolo archeologico, l’area tutelata «Dal Bullicame e Riello alle Masse di San Sisto» e il vincolo termale legato alla concessione mineraria. Per lavori del genere sarebbero serviti una SCIA e l’autorizzazione paesaggistica. Dalle verifiche negli archivi comunali citate nell’ordinanza, per quei lavori non risulta presentata alcuna pratica edilizia.
Cosa succede ora
Il responsabile deve ripristinare lo stato dei luoghi a proprie spese entro 90 giorni dalla notifica. Se le opere sono sotto sequestro penale, deve prima chiedere il dissequestro all’autorità giudiziaria, entro 30 giorni, e poi concludere la demolizione nei 90 giorni successivi. Se non lo farà, a demolire sarà il Comune, con le spese addebitate a lui, e scatterà una sanzione amministrativa.
L’ordinanza è stata trasmessa anche alla Procura della Repubblica di Viterbo, alla Soprintendenza e alla Regione Lazio. Contro il provvedimento è ammesso ricorso al TAR entro 60 giorni dalla notifica.
Delle terme libere di Viterbo e della loro storia abbiamo scritto qui.
Fonte: albo pretorio del Comune di Viterbo, ordinanza dirigenziale n. 591 dell’8 settembre 2026.
Foto: Angelmanxego, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.





Lascia un commento