Viterbo siede su un territorio vulcanico ricco di acque termali, e ne sfrutta i benefici da millenni: già gli etruschi e i romani frequentavano queste sorgenti calde, che sgorgano naturalmente dal terreno a temperature superiori ai 40 gradi.
La più celebre è il Bulicame, la sorgente che Dante cita nell’Inferno (canto XIV), paragonando il fiume di sangue bollente dei violenti alle acque «che solean toglier le peccatrici» — cioè alle terme dove si lavavano le donne, secondo l’uso del tempo.
Oggi, oltre alle strutture termali a pagamento come le Terme dei Papi, restano diverse piscine naturali libere e gratuite, scavate nella roccia di travertino a pochi minuti dal centro: acqua sulfurea, temperatura costante tutto l’anno, accessibili a chiunque.





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